Michele Cappadona, presidente Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia

Michele Cappadona, AGCI Sicilia: «Il decreto legislativo che attua la potestà fiscale autonoma dell'Isola è lo strumento che può rendere reale il sogno svanito delle Zes. Offrire concreta attrattività agli investimenti e fiscalità di vantaggio per rilanciare l’economie di aree specifiche della Sicilia: zone economiche speciali, zone franche montane, zone economiche turistiche, zone franche urbane».

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta n. 134/2025 dello scorso 14 luglio, su proposta del presidente Giorgia Meloni e del ministro per gli Affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, ha approvato un decreto legislativo che introduce modifiche all’articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1965, n. 1074, recante norme di attuazione dello Statuto della Regione Siciliana in materia finanziaria.
In particolare, il testo del dlgs dà attuazione all’Accordo del 16 dicembre 2021 tra il Governo nazionale (Draghi) e la Regione Siciliana (Musumeci) in materia di finanza pubblica, con il quale Stato e Regione si impegnavano a introdurre norme di attuazione statutaria al fine di favorire l'insediamento di imprese e cittadini europei ed extra-europei nel territorio regionale.
Le norme approvate consentono alla Regione di intervenire sulle aliquote dei tributi erariali entro i valori consentiti dalla normativa statale e di prevedere esenzioni, detrazioni e deduzioni in relazione a interventi diretti a promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale. Inoltre, viene consentito alla stessa di attribuire incentivi e contributi, previa stipulazione di una convenzione con l'Agenzia delle Entrate, purché nel rispetto delle norme dell'Unione europea sugli aiuti di Stato.

Renato Schifani, presidente della Regione Siciliana

«Dopo un lungo negoziato, il Consiglio dei ministri ha approvato la norma di attuazione dello Statuto siciliano in materia finanziaria. Un passo storico che, a quasi ottant’anni dalla sua adozione, riconosce finalmente alla Sicilia la possibilità di applicare una fiscalità di sviluppo, in piena coerenza con l'autonomia finanziaria della Regione - dichiara il governatore della Sicilia Renato Schifani -. Potremo intervenire sulle aliquote fiscali di nostra competenza, riducendole fino ad azzerarle, per attrarre investimenti esterni e favorire anche imprese e cittadini siciliani».

Alessandro Dagnino, assessore all'Economia della Regione Siciliana

«Grazie alle nuove norme di attuazione dello Statuto siciliano in materia finanziaria la Regione potrà finalmente modificare le aliquote di alcuni tributi statali, nonché prevedere esenzioni, detrazioni e deduzioni applicabili esclusivamente nel proprio territorio». Lo afferma l'assessore regionale dell'Economia Alessandro Dagnino. «Gli aumenti saranno consentiti entro il tetto massimo previsto a livello nazionale, mentre le riduzioni saranno libere e potrebbero arrivare fino all’esenzione totale. Inoltre potremo concedere contributi e incentivi sotto forma di compensazioni con i debiti fiscali dei contribuenti siciliani. Tutto questo - spiega Dagnino - consentirà alla Regione di realizzare, per la prima volta nella storia dell’autonomia, una propria politica fiscale mirata allo sviluppo economico, alla coesione e alla solidarietà sociale. Abbiamo già allo studio una serie di interventi in materia di fiscalità di sviluppo che metteremo in campo nelle prossime leggi di natura finanziaria».

Gaetano Armao, presidente Commissione TS per le autorizzazioni ambientali della Regione Siciliana

«Il Consiglio dei Ministri ha approvato una norma che finalmente introduce nell’ordinamento tributario regionale la fiscalità di sviluppo per promuovere attività imprenditoriali, attrarre investimenti ed acquisti da parte di cittadini non regionali», ha commentato Gaetano Armao, già vicepresidente della Sicilia e assessore all’Economia all’epoca dell’accordo Stato-Regione del 2021, cui il governo Meloni ha dato finalmente attuazione. «Una norma che non ha eguali tra le Regioni italiane ed è figlia dello Statuto. Tanto lavoro dietro questo risultato che oggi è di tutti i siciliani. Questa norma trasforma la fiscalità regionale in una leva di sviluppo. In Sicilia, zone montane, insulari, interne, remote hanno in comune la marginalità territoriale e la necessità di misure di coesione e riequilibrio che trovano il proprio fondamento giuridico nelle previsioni dei Trattati europei e della Costituzione».

Michele Cappadona, presidente dell'Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia«Il dgls sulla fiscalità di sviluppo appena approvato dal governo Meloni concede alla Sicilia, dando attuazione dopo 80 anni al proprio Statuto speciale in tema di autonomia finanziaria, uno strumento formidabile per rimediare al gravissimo torto commesso a danno dell’Isola con l’istituzione della Zes Unica a regia romana», commenta Michele Cappadona, presidente dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia.
«La formula istitutiva delle Zes - Zone Economiche Speciali era semplice, realistica e credibile. Si volevano individuare delle aree specifiche, dotate di caratteristiche di intermodalità, collegate o facilmente collegabili ad aree portuali e aereoportuali ed alla rete ferroviaria e autostradale, in cui applicare una politica di attrattività di investimenti, specialmente non locali ma nazionali e internazionali attraverso fiscalità di vantaggio, semplificazione delle procedure, maggiore tutela dall’influenza della criminalità organizzata.
La ZES Unica per il Mezzogiorno ha infranto questa visione - continua Cappadona -. Il governo ha voluto centralizzare la gestione delle risorse destinate al Sud con lo stessa determinazione con cui si vuole usare l’Autonomia Differenziata per trattenere al Centro-Nord il gettito fiscale che costituzionalmente va distribuito alle Regioni più arretrate, deboli e meno infrastrutturate.
È ovviamente impossibile garantire indistintamente, sull’intero enorme territorio del Mezzogiorno, tutti i fattori attrattivi che erano la forza del progetto ZES. A partire dall’aspetto fondamentale: le risorse economiche di cui lo Stato non dispone per applicare il progetto ZES all’intero Mezzogiorno. La scelta di creare la ZU allargando di 500 volte le 8 Zes territoriali, che complessivamente delimitavano 239,81 km quadrati, fino a comprendere l’intero perimetro del Mezzogiorno (e dunque oltre 123.000 km quadrati) imponeva quantomeno l’elementare necessità di aumentare adeguatamente la dotazione di agevolazioni.
Centrando l’attenzione sulla Sicilia - osserva Cappadona -, occorre tornare a progetti di sviluppo territoriale, identificando aree di attrazione localizzate e infrastrutturate, ovvero facilmente adeguabili a standard seri, realistici, analoghi a quelli che hanno determinato il successo delle ZES ovunque nel mondo, tranne che in Italia. La Sicilia non ha bisogno di un ponte tra Massina e Reggio Calabria, ma di Autostrade del Mare che colleghino l’Isola verso tuti i Paesi del Mediterraneo.
Voglio sottolineare - chiarisce Cappadona -che si tratta ora di aggiungere un modello di intervento regionale a tutto ciò che quello nazionale non è in grado di garantire. Su questo aspetto strategico chiediamo da oggi un intervento programmatico attento del governo della Sicilia. Si tratta di individuare precisi ambiti di intervento su Zone economiche speciali Siciliane, declinandole anche in direzione di progetti di sviluppo già iniziati, come le Zone franche montane e le Zone franche urbane, che intervengono su ambiti marginalizzati e contesti degradati. Oppure su ambiti con speciali caratteristiche di sviluppo, come possono essere le Zone economiche turistiche. In tutte queste iniziative - conclude Cappadona - le imprese cooperative, cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dedicato il 2025 proclamandolo loro “anno internazionale”, è in grado di esprimere un ruolo trainante e di presidio permanente per l’attrattività di investimenti extraterritoriali».