«La Sicilia e le regioni del Sud consentono all’Italia di percepire rilevanti fondi UE per lo sviluppo e coesione - osserva Michele Cappadona -. Da sempre le Istituzioni preposte usano questi fondi non per colmare il divario storico ma sostituendoli ai dovuti interventi ordinari. Gli investimenti non devono essere bandiere di una parte politica ma frutto di una logica programmazione di crescita. Per questo il fiume dei fondi europei continua e il divario resta. Non sono affatto contro il Ponte sullo Stretto ma contro le cattedrali nel deserto. I ponti si fanno per unire strade. Se non si fanno prima le strade, le autostrade e le ferrovie ad alta velocità e ad alta capacità, i ponti sono in sé inutili per lo sviluppo».
La Sicilia guarda al futuro, all’innovazione, alla digitalizzazione e alla ricerca, ma si dibatte tra criticità secolari irrisolte su temi come insularità, trasporti, tessuto imprenditoriale diffuso e industrializzazione, acqua potabile e reti irrigue per l’agricoltura. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 2025 anno internazionale delle cooperative. Sull’impatto positivo che le imprese cooperative possono avere sullo sviluppo e coesione del “sistema Sicilia” nel contesto economico nazionale, mediterraneo ed europeo abbiamo chiesto l’opinione di Michele Cappadona, autorevole esperto delle dinamiche di questa particolare tipologia d’impresa, espressamente tutelata dall’art. 45 della Costituzione, per la sua esperienza ultraventennale come presidente dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia.
«Sono sempre lieto di poter dare il mio modesto contributo di opinione, grazie al punto di osservazione alla guida di AGCI Sicilia, che mi ha permesso di maturare una lunghissima e varia esperienza sulle dinamiche e politiche d’impresa nella nostra regione, di cui mi sono trovato allo stesso tempo attore e testimone - afferma Michele Cappadona -.
Nulla è cambiato, purtroppo, negli ultimi vent’anni in concreto nelle aspettative di crescita dell’Isola, che storicamente non ha mai avuto mantenute le promesse sulla sua infrastrutturazione e valorizzazione economica da parte dello Stato.
Nel proclamare il 2025 Anno Internazionale delle Cooperative l’ONU mira a riconoscere in esse ruolo fondamentale nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG). Trovo del tutto appropriato il tema scelto per il 2025, “Le cooperative costruiscono un mondo migliore", che sottolinea il loro impatto positivo a livello globale».
Siamo nel pieno della calda estate siciliana, che rende ancora più attuale il drammatico tema della siccità, la percezione dell’arretratezza più da terzo mondo che europea che affligge l’Isola privata dell’acqua di cui ha bisogno per sopravvivere, e le profonde significative conseguenze economiche e sociali.
«In merito ai grandi temi critici storici e all’assenza di interventi risolutivi, premetto non esserci bisogno di dimostrare l’ovvia necessità di investimenti nei trasporti (strade, ferrovie, porti e aeroporti) per l’isola più grande del Mediterraneo, ed evito di parlare dell’opera unica del Ponte sullo Stretto, su cui sono state concentrate così tante risorse. Il problema dei rifiuti in Sicilia non è solo insostenibile per i suoi attuali costi di smaltimento e per l’assenza di strutture adeguate e moderne, ma intollerabile per una regione che dovrebbe prosperare per la sua vocazione turistica e città sporche e ingombre di spazzatura.
Ciò premesso, il problema dell’acqua in Sicilia è la pura e semplice manifestazione di incredibile delittuosa incuria, da parte delle Istituzioni preposte, sia delle reti idriche potabili che di quelle irrigue. Alle reti-colabrodo si aggiunge l’acclarato furto continuato di acqua pubblica, che resta impunito. La negligenza nel gestire gli effetti della siccità e delle risorse idriche porta alla desertificazione, aridità e perdita del suolo, quindi alla distruzione delle nostre produzioni agricole. Christian Mulder, professore di ecologia ed emergenza climatica presso l'Università di Catania, in occasione dell’emergenza siccità riconosciuta lo scorso anno ha dichiarato: “Entro il 2030, un terzo del territorio della Sicilia diventerà un deserto, paragonabile alle terre della Tunisia e della Libia”.
La gravità della situazione attuale emerge direttamente anche dai dati pubblici del Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano (SIAS) e dalla proroga per un altro anno disposta dalla presidenza del Consiglio dei Ministri dello stato di emergenza siccità, che era scaduta lo scorso 5 maggio. Il SIAS, in Sicilia stima che il 50% dell’acqua immessa nelle reti idriche viene persa a causa del noto sistema idrico “colabrodo”. I possibili rimedi sono noti da tempo, provo a farne una sommaria elencazione - continua Cappadona -. Manutenzione e messa in sicurezza delle infrastrutture idriche, dighe e invasi per prevenire la dispersione di acqua e ricostituire le riserve. Ciò include il completamento e il collaudo delle strutture e infrastrutture incompiute. Fondamentale anche la verifica di nuove falde acquifere, come quella che sorge sotto i monti Iblei ad una profondità di circa 800 metri, che contiene più di 17 miliardi di metri cubi d’acqua quasi certamente potabile.
Gestione unificata e coordinata delle risorse idriche, centralizzando la gestione degli invasi per migliorare l’efficienza nella distribuzione dell’acqua.
Riduzione del 50% di perdite nella rete idrica, sia per l’uso agricolo che potabile, migliorando le infrastrutture con moderne tecnologie di monitoraggio e riparazione.
Assunzione e formazione di personale specializzato per rafforzare gli enti preposti, sviluppare nuovi progetti idrici e gestire le emergenze in modo più efficace.
Prevenzione e gestione del rischio climatico attraverso l’adozione di strategie di gestione di siccità e alluvioni, come la pianificazione di interventi preventivi per mitigare gli effetti dei cambiamenti del clima.
Contrastare il mercato nero dell’acqua attraverso controlli più severi per prevenire e reprimere il mercato nero dell’acqua, affinché l’approvvigionamento idrico avvenga in modo trasparente, senza arricchire le mafie. Il tema della siccità e delle risorse idriche riguarda da vicino centinaia di cooperative agricole che producono uva e vino doc e biologico, olio, grano e pane, ortaggi e frutta e tantissimi altri prodotti rinomati e di qualità certificata. Per questo l’AGCI Sicilia ne ha voluto tenere costantemente alta l’attenzione».
Il mondo cooperativo ha un rapporto molto stretto con gli enti locali come Comuni e Asp, che spesso emerge essere burocraticamente conflittuale, il più delle volte per difficoltà finanziarie della Pubblica Amministrazione, che a livello di Enti locali specialmente nel Sud si trova in generale difficoltà.
«Il quadro è semplice. Le Istituzioni preposte, Stato e Regioni, stabiliscono i fabbisogni di assistenza ai cittadini, cui deve corrispondere in coerenza un’adeguata assegnazione di risorse. È di stretta attualità il tema dell’Autonomia Differenziata e dei LEA, LEP e LEPS, ossia i livelli essenziali dell'assistenza e delle prestazioni in ambito sociale. I Comuni ricevono da Stato e Regioni importi del tutto insufficienti rispetto ai fabbisogni da essi stessi acclarati. Di recente l’ANCI ha denunciato il taglio dei fondi che il ministero dell’Interno destina ai “minori stranieri non accompagnati” (MSNA), ridotti al 35%, per giunta retroattivamente, innescando un nuovo conflitto tra le cooperative che gestiscono le strutture di accoglienza e i Comuni che hanno l’onere del pagamento ma non dispongono delle necessarie risorse. La vertenza, tuttora in atto, è emblematica di come in sostanza lo Stato scarichi sulle cooperative sociali gli oneri del sistema di assistenza».
«Com’è noto, la situazione finanziaria dei comuni, soprattutto quelli meridionali, è sempre più drammatica. Gli ultimi dati ufficiali parlano di 470 comuni (il 6% del totale in Italia) in stato di crisi: 257 in predissesto (riequilibrio finanziario pluriennale) e 213 in dissesto. Circa il 90% delle procedure di dissesto sono al Sud.
È ormai impossibile per la maggior parte dei Comuni, fa fronte agli enormi costi dello smaltimento dei rifiuti. D’altra parte è enorme anche il volume dell’evasione della TARI. La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la disposizione della legge di Stabilità 2016 / legge di Bilancio 2017, che consentiva agli enti locali in predissesto di spalmare il ripiano dei disavanzi in 30 anni, perché gravava in modo sproporzionato sulle opportunità delle generazioni future: “la lunghissima dilazione temporale finisce per confliggere con elementari principi di equità intergenerazionale”.
Come unica soluzione realisticamente praticabile per evitare un catastrofico generale dissesto delle amministrazioni comunali, oggi il dibattito vede come sola soluzione l'adozione di provvedimenti per l’azzeramento del debito attraverso mutui trentennali con la Cassa depositi e prestiti, insieme a misure che minimizzino l’evasione, come l’inserimento della TARI in più rate all’interno delle bollette dell’Energia. In ogni caso occorre intervenire contro gli attuali altissimi costi di smaltimento in Sicilia, attraverso moderni impianti per il recupero di materia dal trattamento di rifiuti urbani e produzione di energia (biometano). Occorre infine superare lo scoglio più grande: i templi biblici per la realizzazione degli impianti. Se i rifiuti costituiscono da lungo tempo un’emergenza, occorre una tempistica di emergenza, anche per smentire definitivamente che le lungaggini dipendano dagli enormi interessi economici collegati al settore».

La cooperazione sociale è la spina dorsale dell’assistenza sociale e socio-sanitaria di prossimità, di quel “Privato Sociale” in forma d’impresa che garantisce i servizi di welfare nei confronti delle categorie più fragili. Quali sono, in questo momento, le maggiori difficoltà delle cooperative del Terzo Settore?
«In generale le cooperative sociali affidatarie di servizi di assistenza soffrono per l’inadeguatezza delle rette e per i ritardi nei pagamenti. Benché il costo dei servizi prestati sia per il 90% la spesa per gli stipendi dei lavoratori, i pagamenti non sono mensili e talvolta avvengono dopo anni. Le cooperative e i soci devono comunque fare fronte al puntuale pagamento dei contributi, perché il DURC deve risultare sempre regolare. Molti Comuni non applicano gli schemi-tipo regionali dei contratti di affidamento dei servizi. Ad aggravare difficoltà e malesseri, numerosi Comuni non hanno provveduto ancora (ad agosto) all’impegno di spesa per i pagamenti dei servizi affidati a partire dal primo gennaio 2025».
«In questo contesto di disagio, la Regione Sicilia e quindi gli Enti Locali siciliani, non hanno provveduto ad adeguare le rette minime nemmeno alle nuove condizioni di retribuzione dei lavoratori delle cooperative del settore socio-sanitario-assistenziale-educativo e di inserimento lavorativo, a seguito di rinnovo del CCNL, con decorrenza dai mesi di febbraio 2024».
«Da tempo AGCI Sicilia insiste di dare soluzione al ritardo nei pagamenti dei servizi di assistenza attraverso l’attivazione di un fondo regionale per lo sconto senza interessi delle fatture emesse alla pubblica amministrazione. Troviamo che sia uno strumento logico ed efficace per garantire servizi continuativi di welfare per le categorie più vulnerabili senza decimare le imprese sociali che le garantiscono».
Un altro tema importante riguarda l’accreditamento delle strutture di Assistenza in Sicilia, oggetto di una riforma varata lo scorso novembre dal Governo regionale, attraverso un decreto interassessoriale a firma dell’assessore alla Salute Daniela Faraoni e dell’assessore alla Famiglia Nuccia Albano.
«AGCI Sicilia ha manifestato grande allarme per gli effetti disastrosi che provocherebbe l’applicazione del decreto interassessoriale n. 1326/2024, non concertato dal governo regionale, come troppo spesso avviene, con gli attori di sistema e i rappresentanti delle strutture di assistenza» afferma Michele Cappadona. «Abbiamo denunciato pubblicamente l’incompetenza dell’Autorità emanante, e in subordine, la illegittimità del provvedimento impugnato nella parte in cui ha fissato, per le comunità alloggio per disabili psichici, nuovi standard strutturali e organizzativi in sostituzione di quelli previsti con Decreto del Presidente della Regione Siciliana nel 1988 e nel 1996, senza neanche assegnare congrui tempi per adempiere».
«Un altro tema su cui AGCI Sicilia si è fortemente impegnata è quella del prolungamento dei piani terapeutici individualizzati per i disabili psichici oltre i due anni attualmente previsti, oggetto del convegno organizzato di recente dal gruppo M5S all’Ars “Il budget di salute nei dipartimenti di salute mentale”. Prendiamo atto con soddisfazione - continua Michele Cappadona - che sono stati accesi di nuovo i riflettori su un tema critico e delicato, riunendo medici, politici, manager, dirigenti e associazioni che operano nel settore della disabilità psichica per fare il punto sulla legislazione vigente in Sicilia e sulle prospettive riguardanti il budget della salute mentale. Un ambito che vede l’isola all’avanguardia rispetto al resto d’Italia per quanto riguarda l’assetto normativo e la certezza dei finanziamenti, ma che lascia parecchio a desiderare in relazione al numero dei pazienti assistiti.»
«In Sicilia - continua Cappadona - il Budget di Salute è previsto dalle norme sin dal 2012, ma la sicurezza dei finanziamenti è assicurato grazie a due emendamenti, dell’ex deputata Valentina Zafarana e dell’onorevole Antonio De Luca, che hanno consentito rispettivamente di destinare lo 0,2 per cento del budget delle Asp al budget di salute e di garantire che questi finanziamenti non siano stornati per altre spese. Emergono però diversi vulnus: la scarsa applicazione della legge, che ha portato fino ad oggi ad attivare pochissimi budget, meno di 900, quando a conti fatti dovrebbero essere almeno 3000, e il percorso incerto dopo i due anni a carico delle ASP.
Su quest’ultimo gap interviene il ddl depositato all’Ars dal capogruppo M5S Antonio De Luca, che mira non solo a consentire il prolungamento dei piani terapeutici individualizzati per i disabili psichici oltre i due anni attualmente previsti dalle normative vigenti, ma anche a prevedere, per questi progetti, uno stanziamento di fondi più consistente da parte delle ASP».
«Ritengo che gli argomenti qui affrontati, seppure non esaustivi, siano sufficienti a delineare il contesto in cui operano le imprese cooperative, testimoniando le caratteristiche di resilienza e di diffusa presenza produttiva come l’importante ruolo di solidarietà e di presidio insostituibile di assistenza di prossimità per tutti i cittadini, adempiendo pienamente l'innegabile e preziosa missione riconosciuta dall’ONU che “Le cooperative costruiscono un mondo migliore"».





