«Nuovo aumento contrattuale previsto a ottobre dal ccnl, nessun provvedimento da assessore Albano e governo Schifani di adeguamento per i costi dei servizi di assistenza - protesta Michele Cappadona, presidente dell’Associazione Generale delle cooperative Italiane-AGCI Sicilia».
«Continuano intanto i ritardi nei pagamenti dei servizi prestati. Fondi regionali assegnati insufficienti ai fabbisogni accertati. Ad oggi molti Comuni non hanno addirittura ancora provveduto all’impegno di spesa 2025».
«Sicilia, welfare al collasso: cooperative sociali senza risorse, servizi a rischio in tutte le province» dichiara Michele Cappadona. «Mentre aumentano i costi del lavoro e crescono le fragilità sociali, la Regione Sicilia resta a guardare e continua a non adeguare le tariffe per i servizi socioassistenziali, da anni già insufficienti. Il sistema è al limite».
Nessun passo avanti. È il verdetto, amaro e preoccupato, che emerge a due mesi dall’incontro tenutosi il 9 luglio scorso presso gli uffici dell’Assessorato Regionale alla Famiglia in via Trinacria, a Palermo. Alla riunione hanno partecipato l’assessora Nuccia Albano, ANCI Sicilia e le rappresentanze sindacali e cooperative del neonato Osservatorio Regionale sugli Appalti e Accreditamenti (AGCI - Imprese sociali, Confcooperative - Federsolidarietà e Legacoop sociali, insieme a FP CGIL, FP CISL, FISASCAT CISL, UIL FPL, UILTUCS).
«Il tema centrale è l’urgenza dell’adeguamento delle rette per i servizi socioassistenziali erogati da cooperative sociali per conto dei Comuni. In ballo non c’è solo il bilancio delle imprese del terzo settore, ma il futuro del welfare siciliano, l’assistenza a migliaia di cittadini fragili e la tenuta occupazionale di oltre 40.000 lavoratori. L’allarme lanciato dalle cooperative è chiarissimo: “Senza tariffe aggiornate, chiudiamo”. Ma la Regione finora si è dimostrata inerte».
«Le cooperative sociali siciliane sono oggi in trincea», continua Cappadona. «Dallo scorso febbraio 2024 sono entrati in vigore gli aumenti salariali previsti dal rinnovo del CCNL del comparto, che prevede ulteriori incrementi a ottobre e nei prossimi due anni. Ma a fronte di stipendi più alti ai lavoratori - sacrosanti dopo anni di stagnazione - le tariffe riconosciute dalla Regione ai soggetti erogatori non sono cambiate».
«Il costo del lavoro nei nostri servizi rappresenta fino al 98% della spesa complessiva» spiega Cappadona. «Senza un adeguamento immediato, molte realtà saranno costrette a chiudere o a ridurre drasticamente i servizi. A farne le spese sarebbero anziani non autosufficienti, disabili, minori, persone in disagio psichico o marginalità sociale, che oggi ricevono assistenza proprio grazie al lavoro delle cooperative sociali accreditate».
Un sistema fragile in una regione già povera. Secondo l’Istat, la Sicilia è la seconda regione d’Italia per incidenza della povertà e dell’esclusione sociale: oltre il 43% dei cittadini è a rischio, con punte del 47% tra i minori e le famiglie numerose.
Il recente report del Welfare Italia Index 2024 conferma la criticità: la Sicilia spende mediamente 82 euro pro capite per servizi sociali, contro i 158 euro della media nazionale. Il sistema è già al limite. E le cooperative ne sono il pilastro operativo.
Se salta questo sistema – avvertono cooperative e sindacati – si perderà un pezzo intero dell’economia regionale, oltre che del welfare. Sarebbe una catastrofe sociale e occupazionale.

ANCI Sicilia: «I Comuni non ce la fanno più». Anche i Comuni, attraverso ANCI Sicilia, hanno lanciato un appello. Senza adeguamento delle tariffe, i bilanci comunali rischiano il dissesto: «Oggi molti sindaci sono costretti a tagliare i servizi o a operare in perdita. Così non si può andare avanti». Il paradosso è che i Comuni hanno l’obbligo legale di garantire i servizi socioassistenziali, ma non hanno le risorse per coprire gli aumenti contrattuali. «Serve un fondo regionale dedicato, subito».
Massima sintonia degli organismi di rappresentanza sulle posizioni espresse da anni dall’AGCI. Dall’incontro del 9 luglio è emerso un documento condiviso, con il quale le centrali cooperative e sindacati hanno chiesto: Adeguamento urgente delle rette, almeno per coprire l’anno in corso; Introduzione di un meccanismo automatico di aggiornamento annuale legato all’inflazione e al costo del lavoro; Copertura nella manovra finanziaria regionale di luglio; Coinvolgimento delle Commissioni ARS e della Giunta regionale per rendere stabile e sostenibile il sistema.
“Impegno a portare la questione in giunta”. L’assessora regionale alla Famiglia, Nuccia Albano, si era impegnata a «portare la questione in giunta di governo» e a proporre un intervento nella prossima finanziaria. Nulla di fatto e il tempo stringe. «Ogni settimana che passa – sottolineano cooperative e sindacati – una cooperativa chiude o riduce l’organico. Ogni mese che si perde, centinaia di famiglie restano senza assistenza».

«AGCI Sicilia - dichiara Michele Cappadona - sin dalla sottoscrizione tra le parti datoriali e sindacali del nuovo contratto nazionale di lavoro delle cooperative del settore socio-sanitario è intervenuta per il suo recepimento nell’Isola chiedendo un’interlocuzione con il governo Schifani attraverso gli assessori regionali alla Salute e alla Famiglia, e in Commissione ARS. Il costo delle rette dei servizi di assistenza era già inadeguato, l’applicazione del nuovo ccnl rende insostenibile la qualità dei servizi e pregiudica la stessa sopravvivenza delle cooperative. Il confronto con i rispettivi assessori Daniela Faraoni e Nuccia Albano si è intensificato dopo l’unilaterale decreto che i due assessori hanno emanato congiuntamente per la riforma del sistema di accreditamento dei servizi di assistenza, senza esito».
«La posta in gioco è il futuro del welfare siciliano - spiega Michele Cappadona -. La crisi delle cooperative sociali non è solo una questione tecnica. È il simbolo di un welfare regionale sotto assedio, incapace di rispondere alla moltiplicazione delle fragilità che attraversano le comunità siciliane. La scelta è ora nelle mani della politica. O si interviene subito, oppure si assiste al crollo di un intero modello di coesione sociale, con conseguenze devastanti per l’economia, l’occupazione e il tessuto umano dell’isola.
La logica conclusione è che serve un piano straordinario: Una cabina di regia unica tra Regione, Comuni e Terzo Settore; Pianificazione pluriennale; Risorse straordinarie .
In assenza di tutto questo, conclude Cappadona, la Sicilia rischia di diventare una regione senza welfare, dove i più fragili pagano il prezzo più alto dell’inerzia politica e amministrativa».





