Anci Sicilia: «Aumentano i bisogni sociali, calano i fondi per i Comuni. Migliorano le entrate della Regione, sale il numero dei Comuni in dissesto: sono i paradossi del “caso Sicilia”. Il Fondo autonomie locali ridotto da 913 a 287 milioni, i Comuni boccheggiano».

Michele Cappadona, presidente AGCI Sicilia: «Non basta denunciare i numeri inadeguati delle risorse appostate per il sociale: occorre mostrare come questi squilibri colpiscano direttamente cittadini e cooperative sociali, cioè il tessuto vivo dell’economia solidale».

Aumentano i bisogni sociali e sanitari dei cittadini, diminuiscono i fondi per i Comuni; migliorano le entrate della Regione, cresce il numero dei Comuni in dissesto e pre-dissesto; aumenta la raccolta differenziata delle famiglie, lievita la Tari; si avverte più bisogno di sicurezza urbana, si riduce l’organico della polizia locale. Sono solo alcuni dei paradossi del “caso Sicilia”, al centro della conferenza stampa di Anci regionale, in sala stampa all’Ars, convocata dall’Associazione nazionale dei Comuni siciliani.
Un’occasione per mettere in evidenza le principali esigenze dei territori, il possibile impatto delle misure in discussione nella prossima Finanziaria regionale e le conseguenze della mancanza, nella manovra, di alcuni provvedimenti indispensabili per la quantità e qualità dei servizi essenziali dei cittadini.
“Non siamo qui per attaccare il governo e il Parlamento regionale - hanno detto il presidente Paolo Amenta e il segretario generale, Mario Emanuele Alvano - ma oggi, in una fase in cui le entrate della Regione siciliana sono più floride, è arrivato il momento di evitare che i Comuni siano costretti a tagliare ancora servizi ai cittadini. Se non vogliamo più trovare le città siciliane agli ultimi posti nelle classifiche nazionali, è necessario che si apra un confronto con la Regione sulle reali priorità”.

Il paradosso: cresce l’avanzo e diminuiscono i fondi ai Comuni. “La Regione ha un avanzo di amministrazione di oltre 2 miliardi 150 milioni, frutto dell’aumento dell’incasso delle entrate tributarie. Paradossalmente, però, sono aumentati i Comuni in dissesto e pre-dissesto - spiegano Amenta e Alvano in una nota diffusa alla stampa -. Il dato più significativo è che dal 2009 al 2025 il Fondo delle autonomie locali ha subito una riduzione di circa due terzi (da 913 a 287 milioni, oltre le riserve). A fronte di questi tagli, ecco l’elenco dei servizi che i Comuni nell’ambito del sociale sono costretti a ridimensionare drasticamente.

Michele Cappadona, presidente Associazione Generale Cooperative Italiane-AGCI Sicilia

«L’analisi di ANCI fotografa con crudezza il paradosso siciliano: entrate regionali in crescita, ma Comuni strangolati da tagli che li costringono a ridurre servizi essenziali - commenta Michele Cappadona, presidente Associazione Generale Cooperative Italiane-AGCI Sicilia -. Non basta denunciare i numeri: occorre mostrare come questi squilibri colpiscano direttamente cittadini e cooperative sociali, cioè il tessuto vivo dell’economia solidale. Quando la Regione abdica al suo ruolo di garante dei diritti, scarica sui Comuni e sulle cooperative un peso insostenibile.
I dati sono impietosi: 108 milioni di fabbisogno per i disabili psichici, coperti con soli 7; 80 milioni per gli Asacom, ridotti a 10; 50 milioni per i minori soggetti all’autorità giudiziaria, finanziati appena con 1,5. Questo non è solo un problema contabile: è un vulnus democratico, perché mina il diritto universale all’assistenza e all’inclusione.
Non si tratta di chiedere elemosine, ma di pretendere che la Regione Siciliana eserciti fino in fondo la sua funzione di governo. Senza un cambio di passo, i Comuni continueranno a boccheggiare e le cooperative sociali, che garantiscono quotidianamente servizi indispensabili, rischiano di collassare. È un problema di giustizia sociale e di dignità istituzionale: la Sicilia non può restare fanalino di coda, mentre altre regioni dimostrano che investire nel sociale significa investire nel futuro.»

Il quadro anche numerico della situazione siciliana del sociale è desolante. Occorre che la Finanziaria trovi risorse adeguate per i Comuni

Asacom: l’Assistente all'Autonomia e alla Comunicazione, è una figura professionale fondamentale nell'inclusione scolastica, che supporta studenti con disabilità fisiche, sensoriali o cognitive facilitando la loro autonomia, comunicazione e integrazione sociale a scuola, collaborando con insegnanti e famiglie. È un servizio fornito dagli enti locali e previsto dalla Legge 104/92, per garantire il diritto allo studio e alla partecipazione attiva degli alunni con bisogni speciali. Per il servizio degli Asacom in Sicilia servirebbero 80 milioni l’anno per le scuole materne, elementari e medie e 35 per le scuole superiori, alle quali vengono erogati integralmente tramite Città metropolitane e Liberi consorzi. Degli 80 milioni necessari invece ai Comuni, la Regione ne eroga solo 10.
Disabili psichici: a fronte di un fabbisogno di 108 milioni per il ricovero di circa 3 mila disabili nelle comunità alloggio, la Regione l’anno scorso ai Comuni ne ha erogati appena 7.
Minori soggetti all’autorità giudiziaria: ervirebbero 50 milioni di euro all’anno, la Regione l’anno scorso ne ha distribuiti appena 1,5.
Asili nido: in Sicilia circa 33 mila bambini avrebbero diritto all’asilo nido, per rispettare le indicazioni dell’Unione europea. Peccato che oggi a frequentare siano soltanto 13 mila degli aventi diritto, per mancanza di risorse. In sostanza, la Regione non mette un euro per sostenere i Comuni.
Assistenza domiciliare anziani e disabili: pur essendoci un fabbisogno di 60 milioni per l’assistenza domiciliare di anziani e disabili, la Regione non dà neanche un euro ai Comuni.
Lotta alla povertà: in questi ultimi anni è cresciuta a dismisura la povertà alimentare, sanitaria ed educativa. Ma anche in questo caso dalla Regione sono arrivati solo interventi spot. Come il Fondo povertà gestito dall’Irfis: su 90 mila domande, solo 6 mila sono stati i beneficiari finali, col risultato che il problema povertà continua a ricadere sui sindaci.
Trasporto alunni pendolari e disabili: per il trasporto degli alunni pendolari e disabili ai Comuni servirebbero 85 milioni, la Regione ne ha assegnati appena 7.
Mense scolastiche: er garantire la mensa nelle scuole materne i Comuni stanziano nei bilanci 45 milioni di euro. Servizi - la mensa e il tempo pieno - di cui le scuole elementari sono del tutto sfornite e per le quali bisognerebbe almeno raddoppiare la somma.

“In tutta la Sicilia per coprire i servizi sociali, i Comuni sborsano dai loro bilanci ben 585 milioni di euro. La Regione contribuisce in maniera ridicola, con un contributo di appena 30 milioni. – ribadisce la nota diffusa dell’ANCI Sicilia -. I Comuni per mantenere questi livelli minimi di assistenza fanno ricorso agli introiti dell’Imu, al Fondo regionale autonomie locali ridotto al minimo e al Fondo di solidarietà nazionale che alla Sicilia riserva briciole, dal momento che viene applicato il criterio della spesa storica, anziché del fabbisogno perequativo”.
A conti fatti, quindi, a differenza di ciò che accade in Sardegna, dove la Regione copre integralmente il fabbisogno per il sociale, stanziando ogni anno 200 milioni, con un fondo pari a 550 milioni di euro, per 1 milione e 600 mila abitanti, in Sicilia, il Fondo delle autonomie locali è stato ridotto a 287 milioni, per 4 milioni e 700 mila abitanti. Al di là di pochi aiuti, la Regione ha demandato allo Stato la copertura di tali costi, senza curarsi del fatto che anche il governo nazionale ha allargato le braccia.

Ma le criticità dei Comuni non si fermano al sociale, c’è ben altro.
Rifiuti: come ha evidenziato recentemente la Corte dei Conti, il sistema attuale per lo smaltimento dei rifiuti produce inefficienze e costi elevatissimi; il trasporto fuori Regione impatta fortemente sulle tariffe e mancano misure finanziarie dedicate alla riduzione della Tari. L’aumento degli extra-costi ha rischiato di compromettere gli equilibri economico-finanziari degli enti locali. “Le risorse che il governo regionale in questa Finanziaria ha stanziato per gli extra-costi, circa 10 milioni, sono sicuramente un primo passo ma non possono rimanere episodiche. Servono interventi strutturali”, hanno aggiunto Amenta e Alvano.
Manutenzione strade, scuole e verde pubblico: il capitolo è ridotto a zero.
Fondo di progettazione per gli investimenti dei Comuni: Era pari a 50 milioni fino a due anni fa, ora è pari a zero.

Non solo questioni finanziarie e organizzative al centro dell’incontro: “C’è un tema più profondo che in Sicilia rappresenta un vero e proprio vulnus. La Sicilia non riconosce fino in fondo il ruolo dei Comuni come istituzioni primarie del territorio – ha spiegato Alvano -. Tant’è che siamo l’unica regione d’Italia a non avere il Consiglio delle Autonomie Locali: una garanzia di politiche solide e equilibrate”. Per il presidente Amenta “una cosa appare chiara: la quantità e la qualità del confronto con le istituzioni regionali non è mai stata così carente come in questa ultima fase. L’assenza di un serio e strutturato dibattito è una delle cause principali della debolezza di molte politiche regionali, delle difficoltà di attuare norme complesse, delle enormi fatiche dei Comuni nel trasformare quelle norme in servizi reali. Lanciamo quindi un appello al governo e all’Ars: c’è ancora tempo fino a venerdì per intervenire a Sala d’Ercole e farsi carico del caso Sicilia. È arrivato il momento di cambiare passo”.