Le otto regioni del Mezzogiorno cui è destinato lo Sportello Unico Digitale della ZES Unica

Il 25% degli 830 milioni di euro di credito d’imposta ZES Unica richiesto dalle imprese operanti in Sicilia è senza copertura. Michele Cappadona, AGCI Sicilia: «La Regione intervenga utilizzando le recenti misure sulla potestà fiscale autonoma dell'Isola, introdotte dal dlgs 126/2025».

“In Sicilia circa 210 milioni di euro di credito d’imposta ZES Unica rischiano di restare senza copertura dopo il riparto nazionale relativo al 2025. Un vuoto che potrebbe colpire il tessuto produttivo regionale e che rende necessario un intervento immediato della Regione Siciliana”.

Lo afferma il presidente di Sicindustria, Luigi Rizzolo, che ha trasmesso una nota ufficiale al Presidente della Regione, Renato Schifani, e agli assessori regionali all’Economia e alle Attività Produttive, Alessandro Dagnino e Edy Tamajo, chiedendo l’attivazione di risorse regionali aggiuntive a sostegno delle imprese siciliane.
Secondo i dati ufficiali dell’Agenzia delle Entrate, il credito d’imposta ZES Unica richiesto dalle imprese operanti in Sicilia supera gli 830 milioni di euro. A fronte del riparto nazionale, che ha riconosciuto una prima copertura pari al 60,38%, e dell’ulteriore contributo integrativo previsto dal DDL nazionale di Bilancio, una quota pari a circa il 25% del credito richiesto resta comunque priva di finanziamento. In altre parole, a causa di un numero di richieste decisamente superiore allo stanziamento originariamente previsto, per garantire la copertura integrale delle richieste siciliane mancavano inizialmente circa 331 milioni di euro. L’emendamento presentato dal ministro Giorgetti ha previsto ulteriori 122 milioni di euro, ma restano ancora scoperti circa 210 milioni di euro di credito d’imposta, riferiti a investimenti pienamente ammissibili.

Michele Cappadona, presidente Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia

«La ZES Unica per il Mezzogiorno ha infranto il sogno di una politica semplice, realistica e credibile di sviluppo del Sud che favorisse l’attrattività di investimenti su aree specifiche». commenta Michele Cappadona, presidente dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia.
«Il governo ha voluto centralizzare a Roma la gestione delle risorse destinate al Sud, nonostante l’ovvia impossibilità di garantire indistintamente, sull’intero enorme territorio delle 8 regioni del Mezzogiorno, tutti i fattori attrattivi che erano la forza del progetto ZES. A partire dall’aspetto fondamentale: le risorse economiche di cui lo Stato non dispone per applicare il progetto ZES all’intero Mezzogiorno. La scelta di creare la ZU allargando di 500 volte le 8 Zes territoriali, che complessivamente delimitavano 239,81 km quadrati, fino a comprendere l’intero perimetro del Mezzogiorno (e dunque oltre 123.000 km quadrati) imponeva quantomeno, in coerenza, l’elementare necessità di aumentare adeguatamente la copertura delle agevolazioni.»

«L’allarme per i 210 milioni di euro che mancano per la copertura del credito d’imposta relativo agli investimenti affrontati dalle imprese siciliane ha già suscitato la richiesta nei confronti del governo Schifani per l’attivazione di risorse regionali aggiuntive - continua Michele Cappadona -. Occorre ricordare che esiste uno strumento normativo di recente istituzione, il decreto legislativo 8 agosto 2025, n. 126 che ha disposto (con l'art. 1, comma 1) l'introduzione di due commi in fine all'art. 6 del DPR 26 luglio 1965, n. 1074 sull’attuazione dello Statuto della Regione Siciliana in materia finanziaria. Le norme approvate consentono alla Regione di intervenire sulle aliquote dei tributi erariali entro i valori consentiti dalla normativa statale e di prevedere esenzioni, detrazioni e deduzioni in relazione a interventi diretti a promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale. Inoltre, viene consentito alla Regione Siciliana di attribuire incentivi e contributi, previa stipulazione di una convenzione con l'Agenzia delle Entrate».

Il nuovo testo del DPR 1074 riporta che la Regione Siciliana, “relativamente ai tributi erariali per i quali lo Stato ne prevede la possibilità, può, in ogni caso, e comunque nel rispetto delle norme dell'Unione europea, modificare le aliquote in aumento entro i valori di imposizione stabiliti dalla normativa statale o in diminuzione fino ad azzerarle, prevedere esenzioni, detrazioni e deduzioni, con particolare riguardo ad interventi diretti a promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale.
La Regione può concedere, nel rispetto delle norme dell'Unione europea sugli aiuti di Stato, incentivi e contributi che possono essere utilizzati anche in compensazione, ai sensi del capo III del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, previa stipula di una convenzione con l'Agenzia delle entrate. I fondi necessari per la regolazione contabile delle compensazioni sono posti ad esclusivo carico della Regione.
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«Ribadisco che in Sicilia occorre tornare ad una concreta programmazione di sviluppo territoriale - dichiara Michele Cappadona - , identificando aree di attrazione localizzate e infrastrutturate, ovvero facilmente adeguabili a standard seri, realistici, analoghi a quelli che hanno determinato il successo delle ZES ovunque nel mondo, tranne che in Italia. Si tratta ora di aggiungere un modello di intervento regionale a tutto ciò che quello nazionale non è in grado di garantire. Su questo aspetto strategico chiediamo un intervento programmatico attento del governo della Sicilia. Si tratta di individuare precisi ambiti di intervento su Zone economiche speciali Siciliane, declinandole anche in direzione di progetti di sviluppo già iniziati, come le Zone franche montane e le Zone franche urbane, che intervengono su ambiti marginalizzati e contesti degradati. Oppure su ambiti con speciali caratteristiche di sviluppo, come possono essere le Zone economiche turistiche o i GAL, gruppi di azione locale. In tutte queste iniziative - conclude Michele Cappadona - le imprese cooperative sono in grado di esprimere un ruolo trainante e di presidio permanente per l’attrattività di investimenti extraterritoriali».