Riforma della Disabilità - Progetto di Vita

Michele Cappadona, AGCI Sicilia: «Le cooperative sociali sono il vero braccio operativo che permette di trasformare il Progetto di Vita da "strumento normativo" a "percorso reale". Senza la loro capacità di mediazione culturale e la loro capillarità sul territorio, la riforma rischierebbe di rimanere confinata a una dimensione puramente burocratica.» In Sicilia sono ora quattro le province interessate alla sperimentazione: a Palermo si aggiungono Caltanissetta, Catania e Messina.

«Con l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto-legge Pnrr estendiamo a ulteriori 40 province, a partire dal 1° marzo 2026, la sperimentazione del nuovo sistema previsto dal decreto legislativo n. 62 del 2024 che semplifica il sistema di accertamento dell’invalidità civile e introduce la nuova valutazione multidimensionale per l’elaborazione del Progetto di vita». Così il Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli.

«Voglio ricordare che la riforma sulla disabilità dà attuazione alla legge 227 del 2021, approvata all’unanimità dal Parlamento, ed è legata ad una milestone importante per la sesta rata del Pnrr, che abbiamo raggiunto. Dal 1° gennaio 2027, al termine della fase di sperimentazione, la legge sarà implementata in tutte le province, come per tutti i progetti e le riforme legate al Pnrr - spiega-. Risulta pertanto fondamentale il percorso di formazione e sperimentazione messo a punto dal Ministero per le disabilità che sta offrendo ai territori e agli operatori dei servizi l’opportunità di arrivare preparati al 1° gennaio 2027».

«Le province non comprese in questo nuovo gruppo - prosegue Locatelli - potranno comunque affrontare il percorso di formazione, ma dal 1° gennaio 2027 la legge deve essere implementata in tutto il Paese».

Le nuove 40 province interessate sono: Chieti, Potenza, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Caserta, Bologna, Rimini, Piacenza, Ravenna, Pordenone, Udine, Roma, La Spezia, Savona, Bergamo, Como, Milano, Mantova, Pavia, Sondrio, Ancona, Ascoli Piceno, Campobasso, Asti, Cuneo, Torino, Brindisi, Cagliari, Caltanissetta, Catania, Messina, Arezzo, Massa Carrara, Bolzano, Terni, Treviso, Venezia, Verona.

“Progetto di vita”: a un anno dal via, la riforma tra luci, ombre e sfide territoriali

«A un anno dall'avvio della sperimentazione, è possibile tracciare i primi bilanci del "Progetto di vita”, pilastro della riforma sulla disabilità» afferma Michele Cappadona, presidente Associazione Generale Cooperative Italiane-AGCI Sicilia. «Partita a gennaio 2025 in nove province e progressivamente estesa a venti territori, tra cui Palermo, l’iniziativa punta a un’applicazione sull'intero territorio nazionale entro il 2027. Come sottolineato dalla ministra Alessandra Locatelli, si tratta di un cambiamento strutturale profondo che avrebbe forse richiesto tempi ancora più lunghi, pur dovendo rispondere con urgenza alle attese delle persone con disabilità».

Michele Cappadona, presidente Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia

«Mi piace ricordare alcune parole che ha pronunciato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, all'evento di presentazione del nuovo Piano di Azione Nazionale per la promozione dei diritti delle persone con disabilità, che si è tenuto nel Cortile d’Onore di Palazzo Chigi in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, lo scorso 3 dicembre».

«Immaginiamo - ha detto Mantovano - che in aula a scuola uno studente chieda all'insegnante: professoressa quando è iniziata la civiltà? Che immagine mi può dare del momento iniziale della civiltà? Un’antropologa, Margareth Meed ha risposto a questa domanda e ha mostrato l'immagine del primo scheletro con un femore rotto e riparato. Ha spiegato che nessun animale con la zampa spezzata può sopravvivere alla notte perché non può sfuggire ai predatori, ma un uomo con un femore guarito dopo la frattura rivela che qualcuno ha portato quell'uomo al sicuro, al riparo e si è preso cura di lui. E lo ha fatto per un periodo lungo perché come tutti sappiamo, se non per esperienza diretta, quantomeno per aver assistito qualche parente che ha avuto disavventure del genere, ci vuole tanto perché il femore si rimetta a posto, e l'uomo si salvi. Per cui ci sono ottime ragioni per considerare quanto accaduto al possessore di quello scheletro il vero punto di svolta della civiltà. Noi evochiamo quel gesto non soltanto quando sappiamo che la persona accudita ha possibilità di guarire, ma anche quando, su un versante del tutto diverso, ha limitazioni fisiche o psicologiche permanenti come le disabilità. Può essere un legame di affetto, ma sono molti i casi in cui tra chi fornisce assistenza e chi la riceve non vi sono relazioni familiari. Il vero motivo è che abbiamo iscritto nel cuore la convinzione che ogni persona in qualsiasi condizione, anche quando ha gravi disabilità, ha in sé un tesoro di inestimabile valore che è prezioso per l'intera comunità».

«Dall'analisi sul campo del lavoro fatto nelle prime venti province sulla riforma della disabilità - spiega Cappadona - emerge un potenziale trasformativo significativo: il passaggio da prestazioni standardizzate a percorsi personalizzati che mettono al centro i desideri e la partecipazione reale dell'individuo. Tuttavia, l'attuazione resta disomogenea. Uno dei nodi principali è l’armonizzazione tra il decreto e le normative regionali, che rischia di generare disuguaglianze laddove mancano linguaggi e strumenti amministrativi condivisi. Cruciale risulta il ruolo dell'Inps nel rafforzare reti professionali multidisciplinari e quello delle associazioni nel mediare tra istituzioni e famiglie per superare diffidenze e timori».

«Tra le criticità segnalate, spicca la necessità di evitare che nuovi strumenti di valutazione diventino rigidi algoritmi, sostituendo il dialogo con la persona. La figura dell'assistente sociale rimane strategica per orientare i servizi verso la flessibilità, mentre la "coprogettazione" territoriale è identificata come l’unica via per non appiattire i progetti sull'offerta di servizi già esistenti».

Il contributo più significativo delle cooperative risiede nel superamento della logica puramente assistenziale. La riforma punta sulla coprogettazione territoriale, un processo in cui le cooperative non forniscono un catalogo di servizi predefiniti, ma collaborano attivamente con enti locali e famiglie per ripensare l'offerta: non più adattare la persona ai servizi esistenti, ma modellare i servizi sui desideri e i bisogni del singolo. L’obiettivo è applicare flessibilità e personalizzazione: trasformare i servizi residenziali, semiresidenziali e domiciliari per renderli dinamici e capaci di evolvere con la persona.
Le cooperative sono indicate come attori chiave per rendere operativo il budget di progetto. Il loro coinvolgimento è essenziale per definire gli "accomodamenti ragionevoli" e garantire che le risorse economiche si traducano in azioni concrete di inclusione. Dove la cooperazione sociale è forte e già integrata con il sistema socio-sanitario, la sperimentazione della riforma risulta più fluida e i passaggi più lineari.

»Il futuro della riforma dipenderà da due fattori chiave: la semplificazione della governance e l’adeguatezza delle risorse economiche. Molti attori suggeriscono la creazione di un "Fondo unico" per superare la gestione frammentata dei finanziamenti. In sintesi, il Progetto di Vita non può restare un atto normativo, conclude Michele Cappadona: è un processo culturale che necessita di gambe finanziarie solide e di una reale integrazione socio-sanitaria per non restare un'ambizione incompiuta».


Il Piano d’azione per i diritti delle persone con disabilità, è stato approvato dall’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con Disabilità (OND) il 28 novembre 2025.
Il Piano vedrà la sua forma definitiva solamente al termine dell’iter istituzionale che infine lo porterà ad essere pubblicato come DPR, si compone di sette linee di intervento (accessibilità universale; progetto di vita; benessere e salute; sicurezza inclusiva e cooperazione internazionale; inclusione lavorativa; sistemi di monitoraggio; istruzione, università e formazione) e 66 azioni.