«Soddisfazione per le maggiori risorse che la Regione destina alle Zes in Sicilia. Ma occorre una misura di sostegno sostitutiva al divieto di compensazione del credito d’imposta con oneri Inps/Inail posto in Legge Finanziaria», dichiara Michele Cappadona, AGCI Sicilia.

Il governo regionale ha stanziato 200 milioni di euro dalla programmazione delle risorse complementari del fondo di rotazione del Fesr 21/27 per la super Zes in Sicilia. Il provvedimento, che segue l'accordo raggiunto a fine gennaio a Roma tra il presidente Renato Schifani e il ministro agli Affari europei, Pnrr e Politiche di coesione, Tommaso Foti, integra le risorse già finanziate dallo Stato e consentirà di ottenere il massimo tasso di contribuzione possibile dal credito d'imposta per finanziare gli investimenti delle aziende nell'Isola.

«La super Zes - commenta il presidente della Regione Renato Schifani - è un'opportunità di sviluppo strategica e irrinunciabile per la nostra economia. Era nostro dovere fare tutto il possibile per garantire la piena efficacia di questo strumento, che ci permetterà di creare un ambiente più favorevole agli investimenti, di ridurre i tempi burocratici e di sostenere la crescita economica e occupazionale della Sicilia».  

Michele Cappadona, presidente Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia

«Bene la decisione del governo regionale di potenziare le risorse a disposizione delle imprese nella ZES in Sicilia», commenta Michele Cappadona, presidente dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia. «Ma la sottrazione di liquidità alle imprese provocata dall’art. 26 della Legge di Bilancio 2026 che ha vietato la compensazione del credito d’imposta con debiti Inps/Inail potrebbe giustificare nell’ambito dell’accordo Stato-Regione la possibilità di destinare risorse sotto forma di contributo a fondo perduto. Trattandosi di Fondi Fesr ci sono diverse opzioni per assegnare aiuti alle aziende che hanno personale. Si potrebbe trasformare parte del beneficio in un contributo diretto erogato dall'IRFIS o dagli uffici regionali, utilizzabile poi sostanzialmente dall'impresa per pagare i contributi. Auspichiamo comunque - conclude Cappadona - che il divieto di compensazione sia avvertito come una forte difficoltà, su cui intervenire».