Edy Tamajo e Dario Cartabellotta, rispettivamente assessore e direttore generale dell'assessorato alle Attività produttive della Regione Siciliana

Torna sul tavolo della CRC-Commissione Regionale per la Cooperazione presso l’assessorato alle Attività produttive, l’aumento, a biennio inoltrato, del contributo 2025-2026 dovuto dalle cooperative per le spese di revisione.

Michele Cappadona, presidente AGCI Sicilia: «Aumento a carico delle cooperative inopportuno, iniquo, illegale. La strada maestra per il 2027-2028 rimane quella di mantenere i contributi regionali in misura non superiore a quelli nazionali. Occorre pensare piuttosto alla riforma della vigilanza guardando alle nuove funzioni del revisore».

Alcune associazioni centrali cooperative hanno proposto nuovamente all'assessorato regionale attività produttive di aumentare in Sicilia, anche di 500 euro, i contributi revisionali dovuti dalle cooperative per il 2025-2026, a soli 9 mesi dalla fine del biennio. Si è ribadito quanto già espresso nel merito in riunione con l’assessore Edy Tamajo, lo scorso anno, che ciò creerebbe una disparità tra chi (la maggior parte delle cooperative) ha già avuto la revisione certificata pagando un costo inferiore e chi facendola da ora fino alla fine del 2026 pagherebbe di più. Appare inoltre illegittima la proposta di rendere la delibera retroattiva, chiedendo la differenza alle cooperative già in possesso del certificato di compiuta revisione.

«In Sicilia, la materia della vigilanza sulle cooperative è regolata da una normativa regionale specifica che si innesta nel quadro nazionale del D.Lgs. 220/2002», spiega Michele Cappadona, presidente dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia. «La proposta di aumentare i contributi revisionali a biennio inoltrato, con l'ipotesi di retroattività, presenta criticità rilevanti sia sotto il profilo della legittimità giuridica che dell'opportunità amministrativa.
L'introduzione di una variazione tariffaria retroattiva o che modifichi le "regole del gioco" a metà percorso urta contro diversi principi cardine dell'ordinamento».

Michele Cappadona, presidente Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia

«A partire dal principio di irretroattività e certezza del diritto: secondo lo Statuto del Contribuente (Legge 212/2000), le disposizioni tributarie non possono avere effetto retroattivo. Sebbene il contributo revisionale sia un "contributo di vigilanza" e non una tassa in senso stretto, la giurisprudenza tende ad applicare analogicamente il principio della certezza del diritto: l'ente cooperativo deve poter conoscere ex ante l'onere economico connesso alla propria attività.
Non si può ignorare la violazione della Parità di Trattamento (Art. 3 Cost.): come osservato da AGCI Sicilia, si verificherebbe una disparità irragionevole tra cooperative. Quelle che hanno già concluso la revisione e ottenuto il certificato di "compiuta revisione" avrebbero assolto un obbligo a un costo inferiore rispetto a chi, per ragioni puramente cronologiche o di programmazione dell'Associazione/Assessorato, si trova a subire il controllo successivamente.
C’è poi l’aspetto dell’efficacia degli atti amministrativi. Il certificato di revisione è un atto che attesta la regolarità della cooperativa, incluso l'assolvimento degli oneri contributivi. Richiedere un'integrazione a posteriori su un'obbligazione già estinta e certificata metterebbe in discussione la stabilità degli atti amministrativi già emanati».

«Dal punto di vista dell'opportunità, una simile scelta amministrativa appare controproducente per il sistema cooperativo siciliano per diversi aspetti. Vi è innanzitutto un rischio di contenzioso massivo: una delibera di questo tipo presterebbe il fianco a numerosi ricorsi presso il TAR o in via gerarchica all’assessorato delle Attività Produttive (che è l'organo che decide sui ricorsi relativi alla misura del contributo).
C’è anche il concreto pericolo di indurre una perdita di fiducia nel sistema di gestione della vigilanza: l’AGCI Sicilia ha nel passato spesso richiesto una riduzione dei costi per garantire maggiore efficienza e sostenibilità alle imprese. Un aumento tardivo verrebbe percepito come un mero "prelievo forzoso" per coprire inefficienze gestionali delle centrali o carenze di budget, slegato dal valore reale del servizio ispettivo.
La tempistica è sicuramente incongrua: proporre modifiche a soli 9 mesi dalla fine del biennio (quando i bilanci di molte cooperative sono già stati approvati e le risorse accantonate) crea uno shock finanziario non programmato, ledendo la capacità di pianificazione delle piccole cooperative.
La proposta appare fragile sul piano della legittimità, prosegue Cappadona, poiché viola il principio di parità di trattamento e di non retroattività degli oneri economici. Sotto il profilo dell'opportunità, rischia di generare un clima di ostilità istituzionale e un incremento del contenzioso che paralizzerebbe l'attività di vigilanza stessa, anziché potenziarla.
Ci è sembrato un errore, per tutte le controindicazioni esposte, l’insistenza del capo di gabinetto dell’assessorato AA.PP. Maurizio Caracci di porre in votazione una proposta così controversa; abbiamo apprezzato nel merito la posizione più cauta del dott. Michele Ciacciofera, esperto nominato dall’assessorato.
È auspicabile, come ho avuto modo di rappresentare al direttore generale dell’assessorato alle Attività produttive e presidente CRC, Dario Cartabellotta, che ogni eventuale adeguamento tariffario decorra dal biennio successivo (2027-2028), salvaguardando la stabilità del periodo in corso», dichiara Michele Cappadona. «La via maestra è sempre stata, per AGCI Sicilia, quella di mantenere i contributi per le revisioni in Sicilia non superiori a quelli ministeriali applicati nel resto d’Italia».
«Poiché già sappiamo della riforma in atto della vigilanza sulle cooperative e del testo del ddl di iniziativa governativa che modificherà sensibilmente il compito del revisore, attribuendo nuovi ruoli e competenze, credo sia del tutto imprudente attribuire dei costi “al buio” su un’attività ancora tutta da definire. Per la stessa ragione emerge essere inappropriato stabilire ora un nuovo schema del verbale di revisione. Trovo invece stimolante uno studio sul futuro scenario siciliano, a partire dai documenti parlamentari che sono l’unica base programmatica seria.

«La CRC - Commissione Regionale per la Cooperazione è lo storico organismo consultivo delle politiche e normative di settore, istituito con LR 42/1956. Per me, da 21 anni presidente di AGCI Sicilia, incarna da sempre il rapporto istituzionale con la Regione Siciliana. Ne fa parte ora anche il direttore generale dell’IRCA, che ha incorporato l’Istituto regionale per il credito alla cooperazione. Può esprimere parere sui progetti di legge di iniziativa governativa e sui regolamenti che interessano il movimento cooperativo regionale. È la sede naturale - commenta Cappadona - in cui si potrà non solo sviluppare il recepimento della riforma della vigilanza ma rilanciare in via innovativa il comparto della cooperazione, parallelamente all’attuazione del piano industriale dell’IRCA .
La legge istitutiva attribuisce alla CRC il compito di esprimere il parere “sulla costituzione, sul riconoscimento e sullo scioglimento dei consorzi di cooperative per pubblici appalti conferiti dall’assessorato regionale o eseguiti sotto la sorveglianza del medesimo” e su tutte le questioni sulle quali il parere della commissione sia richiesto dall’assessore. Auspichiamo conclude Cappadona - che questo strumento possa al più presto essere valorizzato secondo le sue potenzialità propositive istituzionali, nell’interesse del movimento cooperativo siciliano».