Michele Cappadona, AGCI: «Il flop della Rottamazione Quinquies conferma che la Pace Fiscale può essere raggiunta solo utilizzando criteri e strumenti flessibili ed efficaci, analoghi a quelli per la gestione della crisi da sovraindebitamento. Prevedendo l’eventuale saldo e stralcio del debito, non solo degli interessi, in base alla reale capacità economica».
Il rito si ripete con puntualità scientifica che ha ormai il sapore della farsa. Cambiano i governi, si succedono i decreti, cambiano i suffissi latini, ma la sostanza del contenzioso fiscale italiano rimane immobile, congelata in un loop burocratico che non risolve nulla. Con la chiusura delle domande per la Rottamazione-quinquies e l’estensione last-minute ai tributi locali come IMU e TARI, tramite il recente Decreto Fiscale, in corso di conversione con modifiche, l’Italia si riscopre specchio di un fallimento strutturale. I dati emersi a ridosso della scadenza del 30 aprile tracciano il bilancio dell’ennesimo successo di facciata: la continua reiterazione delle definizioni agevolate non sta smaltendo il gigantesco "magazzino" dei crediti fiscali, stimato in oltre 1.200 miliardi di euro. È un mostro che continua a crescere, indifferente ai colpi di spugna.
«I numeri della Quinquies parlano chiaro - dichiara Michele Cappadona, presidente dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia -. A fronte di una platea potenziale di circa 4,8 milioni di contribuenti per 110 miliardi di debiti definibili, ha aderito appena il 32% dei soggetti (circa 1,5 milioni di istanze). Ma il vero autoinganno risiede nell'incasso reale previsto dallo Stato: un incasso reale che, secondo la Relazione Tecnica del Ministero dell'Economia e i successivi calcoli prudenziali dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio, si attesterà complessivamente sui 9 miliardi di euro di gettito base, dilazionati in 9 anni, destinati a sfiorare gli 11-12 miliardi solo grazie al computo degli interessi di dilazione e alle recenti adesioni dei Comuni per le imposte locali. Cioè solo il 10-11% dei 110 miliardi di debiti definibili.

Chi si occupa di conti pubblici - continua Cappadona - sa benissimo che una percentuale altissima di contribuenti abbandonerà il piano dopo le prime rate. È già successo con la Rottamazione-ter ed è successo con la Quater. Il motivo? La rottamazione ordinaria si fonda su un presupposto economico totalmente superato: l’idea che il debitore stia vivendo una tensione di liquidità temporanea, un semplice ritardo nei pagamenti superabile concedendo più tempo. Non è così.
Tra la terza e la quinta edizione della rottamazione, i cittadini e le imprese italiane hanno subito una sequenza ininterrotta e devastante di shock macroeconomici esogeni. Prima i blocchi della pandemia, poi l'impennata inflazionistica legata alla guerra in Ucraina, e oggi l'instabilità geopolitica dei conflitti in Medio Oriente unita alle politiche daziarie della seconda presidenza di Donald Trump. Questi eventi non hanno generato ritardi liquidi, ma un impoverimento strutturale e definitivo. Eppure, lo Stato risponde con la rigidità di un algoritmo: saltare due sole rate bimestrali significa decadere dal beneficio, vedendosi riaddebitare all'istante sanzioni e interessi originari. È un meccanismo cieco che tratta allo stesso modo l'evasore strategico e l'imprenditore travolto dal mercato.
«Questo cortocircuito diventa lampante se si guarda alla Sicilia, una terra dove gli shock globali si sono innestati su fragilità storiche insolute - continua Cappadona -. Nell'isola l'impatto dell'insularità e del gap infrastrutturale è stato amplificato da una siccità prolungata senza precedenti che ha messo in ginocchio l’agricoltura, a cui si aggiungono i danni continui di un territorio devastato dal dissesto idrogeologico. Quando l'assenza di invasi funzionanti azzera un raccolto, l'omesso versamento fiscale non è una scelta, è uno stato di necessità. Pretendere che una micro-impresa siciliana rispetti le scadenze matematiche della Quinquies significa vivere fuori dalla realtà.
Per uscire da questa spirale serve un cambio di paradigma radicale. Lo Stato deve smettere di considerare il debito fiscale come un comparto isolato e iniziare a integrare la rottamazione con i principi del Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza (l'evoluzione della legge n. 3/2012 sul sovraindebitamento). La gestione delle crisi offre quella chiave di volta che manca alle sanatorie fotocopia: la falcidia del capitale in base alla reale capacità economica del debitore e il principio del fresh start, l'esdebitazione tombale».
Rottamazione soggettiva: applicare ai soggetti "meritevoli" stralci e condono tombale. Includere tutti i debiti, non escludere i tributi successivi al 2023. Ripristinare termini di decadenza applicati per la Rottamazione-ter, dopo la scadenza di almeno 8 rate non consecutive.
La vera pace fiscale si ottiene solo consentendo una definizione globale e simultanea del complesso delle obbligazioni. Se i meccanismi della rottamazione venissero fusi con quelli dell'esdebitazione (condono tombale per debitori “meritevoli”), il contribuente potrebbe presentare un unico piano di rientro assistito. Per trasformare la rottamazione in uno strumento di reinserimento, dovrebbe prevedere una valutazione soggettiva con lo stralcio progressivo della quota capitale (es. riduzione del 30%, 50% o 70% del debito originario). Inoltre, andrebbero considerati tutti i debiti, non limitarsi con il fisco a quelli fino al 2023.
«Un contribuente in crisi non ha quasi mai debiti esclusivamente con l'Erario. La crisi fiscale cammina di pari passo con le insolvenze verso banche, fornitori e società energetiche. Affrontare unicamente il binario esattoriale lascia il debitore esposto alle azioni esecutive di tutti gli altri creditori, vanificando ogni sforzo - spiega Cappadona -. Integrare i due mondi significa introdurre una Rottamazione Soggettiva: il fisco, analizzando l'ISEE o le perdite certificate di fatturato causate da crisi globali o calamità naturali, deve poter tagliare non solo sanzioni e interessi, ma la quota capitale stessa del tributo, se questo risulta oggettivamente inesigibile.
Consentire una definizione globale e simultanea del complesso delle obbligazioni è l'unica via realistica. Solo legando il pagamento all'effettivo flusso finanziario disponibile, e prevedendo il colpo di spugna sul debito residuo insolvibile, lo Stato potrà ripulire il magazzino delle cartelle fantasma. Ma soprattutto - conclude Cappadona, restituirà dignità e capacità produttiva a milioni di italiani (cittadini, lavoratori, imprenditori) schiacciati da una crisi che non hanno contribuito a creare. Tutto il resto è solo l'ennesima, inutile tregua armata».





