Michele Cappadona, AGCI: «L’economia sociale riconosciuta come comparto produttivo. Stabilito il perimetro dei soggetti italiani che, come cooperative, imprese sociali ed enti del terzo settore, ne fanno parte. Il nodo finanziario dell’accesso al credito».

Approda in Consiglio dei ministri il Piano esecutivo nazionale per l’economia sociale, in attuazione della Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 27 novembre 2023, che ha invitato gli Stati membri a dotarsi di un quadro giuridico e istituzionale favorevole allo sviluppo del settore.

Con l’informativa del 2 luglio, il Vice Ministro dell’economia e delle finanze Maurizio Leo e il Vice Ministro del lavoro e delle politiche sociali Maria Teresa Bellucci hanno illustrato collegialmente al Governo le linee guida, gli obiettivi e la struttura del Piano per l'economia sociale. Esaminato il testo, il Consiglio dei Ministri ne ha preso atto formale, dando così il via libera politico necessario per le successive e definitive approvazioni legislative o decreti attuativi.

Nel Piano d’azione si applica al comparto dell’Economia sociale la definizione elaborata a livello europeo e riportata nella Raccomandazione del 2023: «insieme di entità di diritto privato che forniscono beni e servizi ai propri membri o alla società, e che include forme organizzative come le cooperative, le mutue, le associazioni (compresi gli enti di beneficenza), le fondazioni e le imprese sociali, nonché altre forme giuridiche, che operano in conformità con i seguenti principi e caratteristiche fondamentali: il primato delle persone e delle finalità sociali o ambientali rispetto al profitto; il reinvestimento della totalità o della maggior parte dei profitti e degli avanzi di gestione per perseguire i propri scopi sociali o ambientali e per svolgere attività nell’interesse dei propri membri/utenti (“interesse collettivo”) o della società in generale (“interesse generale”); una governance democratica o partecipativa».

Michele Cappadona, presidente AGCI Sicilia

«I numeri assegnano al comparto dell’economia sociale un ruolo di tutto rispetto – commenta Michele Cappadona, presidente dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia. I dati Istat indicano 398.612 organizzazioni, con 1,51 milioni dipendenti, cui si aggiungono, per il 2021, oltre 4,6 milioni di volontari. Nel suo complesso il comparto rappresenta l’8% delle organizzazioni dell’economia privata italiana che, sul piano della forma giuridica, in maggioranza è di tipo associativo (76,9% del totale), seguita dalle cooperative (13,4%), che contano però il maggior numero di occupati con 1,1 milioni di addetti pari al 72,4% del totale degli occupati del settore».

AGCI, componente del Tavolo permanente per il partenariato economico, sociale e territoriale istituito Governo con il decreto-legge n. 77 del 2021, si è fortemente impegnata nel dare il suo contributo all’elaborazione del Piano.

«Assai rilevanti nel Piano - continua Cappadona - gli aspetti che riguardono il quadro normativo e fiscale, gli aiuti di Stato, i Servizi di interesse economico generale (Sieg) e le politiche di settore. Di grande importanza come riferimento la Comfort Letter per il Terzo Settore inviata al Ministero del lavoro e delle politiche sociali dalla Commissione Europea - DG Concorrenza, Bruxelles, il 7 marzo 2025. Il documento ha escluso che le principali più favorevoli previsioni fiscali del Codice del Terzo settore e della disciplina dell’impresa sociale configurino aiuti di Stato. Il Piano valorizza in particolare il tema delle riserve indivisibili delle cooperative, proponendo il rilancio del principio della loro intangibilità fiscale.

Uno dei pilastri del piano è un tema per cui AGCI Sicilia si è a lungo battuta – ricorda Cappadona –, l’accesso al credito per finanziare l’economia sociale, i fondi europei, le misure e le strutture di sostegno. Le normative sugli Accordi di Basilea (da Basilea II a Basilea III/IV) hanno infatti irrigidito i criteri di concessione del credito, richiedendo alle banche di misurare rigorosamente il merito creditizio basandosi su indici quantitativi, rating e garanzie. Il credito bancario resta così spesso precluso agli enti dell’economia sociale».
Sull’aspetto finanziario, il Piano propone diverse linee di intervento: il rafforzamento dell’accesso al Fondo di garanzia Pmi, già estesa agli enti del Terzo settore diversi dalle imprese sociali e agli enti religiosi civilmente riconosciuti; una maggiore valorizzazione dei programmi di garanzia europei; misure che favoriscano l’investimento nel capitale degli enti dell’economia sociale da parte di “investitori pazienti”, cioè soggetti istituzionali (come fondi pensione, casse di previdenza, o società di private equity) che immobilizzano i propri capitali per periodi medio-lunghi. A differenza della speculazione a breve termine, questi attori mirano a valorizzare aziende o progetti in un'ottica di stabilità e crescita strutturale; l’affidamento della gestione dei programmi di aiuto a un soggetto finanziario dedicato; infine, la piena attuazione degli strumenti di finanza sociale già previsti dalla riforma del Terzo settore, a partire dai titoli di solidarietà.

«Importanti – sottolinea Cappadona – gli aspetti che riguardano il procurement (appalti) e le partnership pubblico-privato. Occorre favorire un maggiore utilizzo, da parte delle amministrazioni pubbliche, di espliciti criteri di impatto economico, sociale e ambientale nell’aggiudicazione dei contratti pubblici.

Nel Piano emerge inoltre l’obiettivo di valorizzare il partenariato pubblico-privato, come strumento capace di coniugare la soddisfazione dei bisogni delle comunità con soluzioni a costi contenuti».

Il Piano avrà una durata decennale a partire dalla sua approvazione, con una revisione di medio termine prevista dopo i primi cinque anni. Ma per arrivare all'adozione definitiva del Piano d'Azione Nazionale per l'Economia Sociale (PANES), l'iter legislativo prevede ancora passaggi istituzionali precisi che coinvolgono diversi organi ed enti territoriali: la Conferenza Unificata (Stato-Regioni-Autonomie Locali); le Commissioni Parlamentari competenti; Forum Nazionale del Terzo Settore e le parti sociali; Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM), adottato "di concerto" (cioè in accordo formale) con i ministeri competenti. Infine, il controllo della Corte dei Conti per la registrazione del decreto, che precede la pubblicazione in Gazzetta.

«Dopo l’approvazione “politica”, in sintonia con le direttive europee del 2021 – conclude Cappadona – auspichiamo ora che il Governo acceleri l’iter per giungere in fretta ai decreti che stabiliscano le misure attuative».


Il testo del Piano esecutivo nazionale per l’economia sociale