On. Santo Primavera e On. Giuseppe Lombardo, deputati Assemblea Regionale Siciliana, deputato ARS

Michele Cappadona: «Soddisfazione per l’interrogazione parlamentare dei deputati ARS Santo Primavera e Giuseppe Lombardo sulle convenzioni, risalenti al 1996 che regolano i rapporti tra i Comuni siciliani e gli enti gestori dei servizi socioassistenziali, che non tengono conto dei cambiamento dei contratti di lavoro e dei bisogni delle persone assistite. L’assessore alla Famiglia, sordo alle continue segnalazioni AGCI, ha finora omesso il confronto con le organizzazioni di rappresentanza sul mancato aggiornamento delle rette in applicazione dei CCNL e qualsiasi controllo sulla burocrazia di quei Comuni che vessano e non pagano le strutture».

Su segnalazione di AGCI Sicilia i due deputati presentano un'interrogazione urgente. Sotto accusa convenzioni ferme al 1996, mancata vigilanza della Regione e ritardi che mettono a rischio cooperative sociali, lavoratori e assistenza ai cittadini più fragili.

Sono passati trent'anni, durante i quali il costo del lavoro è radicalmente cambiato, il contratto collettivo nazionale delle cooperative sociali è stato rinnovato più volte, gli standard organizzativi richiesti alle strutture si sono evoluti e la normativa sui contratti pubblici ha imposto criteri sempre più rigorosi nella determinazione dei costi dei servizi.

Eppure la Regione Siciliana continua a disciplinare i rapporti tra Comuni ed enti gestori dei servizi socioassistenziali attraverso schemi di convenzione approvati con il D.P.R.S. n. 158 del 1996. L'unico aggiornamento delle rette è quello, ineludibile ma largamente insufficiente, dell'Istat.

«Una situazione che AGCI Sicilia denuncia da tempo e che oggi approda ufficialmente all'Assemblea Regionale Siciliana – dichiara Michele Cappadona, presidente regionale dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane –. I deputati regionali Santo Primavera e Giuseppe Lombardo hanno infatti presentato un'interrogazione parlamentare con richiesta di risposta urgente in Commissione, chiamando direttamente il presidente della Regione Renato Schifani e l'assessore regionale della Famiglia, delle Politiche sociali e del Lavoro Nuccia Albano a chiarire le ragioni di un ritardo che rischia di compromettere la tenuta dell'intero sistema socioassistenziale siciliano».

Michele Cappadona, presidente Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia

Michele Cappadona, presidente dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia


L'iniziativa parlamentare recepisce le criticità più volte segnalate da AGCI Sicilia, che negli ultimi mesi ha formalmente diffidato la Presidenza della Regione e l'Assessorato competente chiedendo l'immediato aggiornamento delle convenzioni e l'esercizio dei poteri di vigilanza previsti dalla legge regionale. Una richiesta rimasta, finora, senza risposte concrete.

«La questione, tuttavia, non riguarda soltanto un aggiornamento amministrativo. Riguarda il funzionamento stesso del welfare siciliano – spiega Michele Cappadona –. Le cooperative sociali rappresentano infatti l'ossatura del sistema regionale dei servizi socioassistenziali. Gestiscono comunità alloggio, case di riposo, strutture per persone con disabilità, servizi educativi e assistenziali rivolti ad anziani, minori, soggetti non autosufficienti e cittadini in condizioni di particolare fragilità. Una rete diffusa sull'intero territorio regionale che garantisce ogni giorno prestazioni essenziali spesso nei piccoli comuni e nelle aree interne, dove costituisce l'unico presidio di prossimità.

È proprio questa rete che oggi rischia di essere progressivamente indebolita. Continuare ad applicare convenzioni costruite su parametri economici di quasi trent'anni fa significa ignorare l'aumento del costo del lavoro imposto dai rinnovi del CCNL delle cooperative sociali - firmato dalle maggiori organizzazione di rappresentanza, tra cui l'AGCI –, l'incremento degli oneri previdenziali, assicurativi ed energetici e l'aumento generalizzato dei costi di gestione. Significa, in sostanza, pretendere che le cooperative garantiscano servizi pubblici essenziali a condizioni economiche che non riflettono più la realtà.

«Non si tratta di una rivendicazione corporativa – continua Cappadona –. Si tratta del diritto dei lavoratori a percepire retribuzioni conformi al contratto collettivo nazionale e del diritto degli utenti più fragili a ricevere servizi di qualità da strutture economicamente sostenibili.
Quando le rette non coprono i costi effettivi del personale, le cooperative sono costrette a sostenere con risorse proprie attività che dovrebbero essere finanziate dalla pubblica amministrazione. Una situazione che, protratta nel tempo, erode la capacità di investimento, indebolisce l'organizzazione dei servizi e mette a rischio la continuità occupazionale di migliaia di operatori sociali, educatori, assistenti e personale specializzato».

L'interrogazione affronta anche un altro nodo particolarmente delicato: quello dell'omessa vigilanza regionale. L'articolo 20 della legge regionale n. 22 del 1986 non si limita infatti a prevedere gli schemi di convenzione. Attribuisce alla Regione il compito di vigilare sulla loro corretta applicazione e, nei casi previsti, di esercitare perfino poteri sostitutivi nei confronti degli enti locali inadempienti.

«Secondo quanto denunciato da AGCI Sicilia e richiamato nell'atto ispettivo di Primavera e Lombardo – segnala Cappadona –, numerosi Comuni continuano invece ad adottare convenzioni difformi dagli schemi regionali, introducendo clausole economicamente penalizzanti, quando non apertamente vessatorie, oltre a registrare ritardi nei pagamenti che in alcuni casi superano i due anni. Circostanze che, se confermate, pongono interrogativi non soltanto sull'operato degli enti locali, ma anche sull'effettivo esercizio delle funzioni di controllo attribuite alla Regione».

È proprio su questo punto che i deputati Primavera e Lombardo chiedono al Governo Schifani di riferire in Commissione: perché il D.P.R.S. n. 158 del 1996 non è mai stato aggiornato? Quali atti di vigilanza sono stati adottati? Quali direttive sono state impartite ai Comuni? E quali iniziative urgenti si intendono assumere per riportare il sistema entro condizioni di sostenibilità economica e di uniformità applicativa?

 «Per AGCI Sicilia l'interrogazione rappresenta un passaggio politico importante, ma non può esaurire la questione – continua Cappadona –. L'Associazione auspica che la VI Commissione "Salute, Servizi sociali e sanitari" dell'Assemblea Regionale Siciliana convochi con la massima urgenza un'audizione delle organizzazioni di rappresentanza delle cooperative sociali, delle amministrazioni interessate e del Governo regionale».

La legislatura è ormai nella sua fase conclusiva e una problematica che si trascina da quasi trent'anni non può essere rinviata ancora una volta. Sarebbe irresponsabile lasciare alla prossima legislatura il compito di affrontare un'emergenza che investe contemporaneamente la tutela dei lavoratori, la sopravvivenza di centinaia di cooperative sociali e il diritto delle persone più fragili a ricevere servizi assistenziali adeguati.

La politica regionale è chiamata ora ad assumersi una responsabilità precisa. Non bastano dichiarazioni di principio sul valore del Terzo settore e dell'economia sociale se poi gli strumenti amministrativi restano cristallizzati a trent'anni fa. Non basta riconoscere il ruolo delle cooperative sociali se queste vengono lasciate operare con convenzioni economicamente superate e in un quadro caratterizzato da profonde disomogeneità territoriali.

L'interrogazione parlamentare apre finalmente una fase di verifica politica. Adesso toccherà al presidente Schifani e all'assessore Albano spiegare all'Assemblea regionale perché, nonostante le ripetute sollecitazioni di AGCI Sicilia e le evidenti criticità denunciate dagli operatori del settore, la Regione non abbia ancora posto rimedio a un ritardo che dura da quasi tre decenni.

«Perché il tempo dell'attesa è finito – conclude Cappadona –. E quando ad essere messe a rischio sono la dignità del lavoro, la sopravvivenza delle cooperative sociali e l'assistenza alle persone più vulnerabili, l'inerzia amministrativa non è più soltanto un problema burocratico: diventa una precisa responsabilità politica».