Michele Cappadona: «AGCI Sicilia rilancia la proposta di trasformare l’esperienza Expo del G7 Agricoltura 2024 a Siracusa in una manifestazione annuale in Sicilia dedicata alle produzioni italiane della terra e del mare. Non soltanto una grande vetrina commerciale, ma un appuntamento stabile su qualità, innovazione, pesca, sicurezza alimentare, capace di coniugare economia, cultura, turismo e cooperazione con i Paesi dell’Africa e del Mediterraneo e sviluppo dell’Isola».

Una grande Expo internazionale dell’agroalimentare italiano, dedicato ai prodotti della terra e del mare, da organizzare ogni anno in Sicilia. Non come mera replica nostalgica di un evento riuscito, ma come trasformazione in politica permanente di ciò che Siracusa ha dimostrato possibile nel settembre 2024. È la proposta che AGCI Sicilia ha avanzato già durante e subito dopo “DiviNazione Expo” e che merita oggi di essere rimessa al centro dell’agenda nazionale e regionale.

L’esperimento riuscito esiste già. In occasione della Presidenza italiana del G7, la riunione dei ministri dell’Agricoltura fu accompagnata a Ortigia, dal 21 al 29 settembre, da una grande esposizione diffusa delle eccellenze italiane: oltre 200 padiglioni, circa 600 aziende, tutte le Regioni, produzioni DOP e IGP, agricoltura, pesca, tecnologie, incontri scientifici e istituzionali. Il ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, aveva spiegato esplicitamente perché fosse stata scelta proprio la Sicilia: presentare ai grandi del mondo e ai Paesi africani il sistema agroalimentare italiano in una regione «straordinariamente ricca di potenzialità», trasformando il G7 in una vetrina di qualità, tecnologia e innovazione.

«Non fu dunque soltanto una scelta scenografica. La Sicilia possiede caratteristiche che difficilmente potrebbero essere concentrate altrove: è contemporaneamente grande regione agricola, terra vitivinicola, centro della produzione cerealicola mediterranea, piattaforma ortofrutticola, territorio di produzioni biologiche e di qualità e grande regione marittima - osserva Michele Cappadona, presidente dell'Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia -.. A questo patrimonio economico si sovrappongono millenni di storia alimentare e di contaminazioni culturali. AGCI Sicilia aveva riassunto questa identità in tre parole: cultura, storia e qualità, ricordando anche i 279 prodotti agroalimentari tradizionali siciliani censiti dal MASAF nel 2023».

Michele Cappadona, presidente AGCI Sicilia al convegno AGCI in occasione dell’EXPO Agroalimentare a Siracusa durante il G7 Agricoltura del 2024.
Michele Cappadona, presidente AGCI Sicilia al convegno AGCI in occasione dell’EXPO Agroalimentare a Siracusa durante il G7 Agricoltura del 2024.

Ma esiste una ragione ancora più strategica. La Sicilia è il naturale baricentro italiano del Mediterraneo e quindi il luogo nel quale la politica agroalimentare europea incontra l'Africa. Proprio il G7 di Siracusa dedicò una delle sue priorità alla cooperazione con il continente africano e concluse i lavori impegnandosi a rafforzare collaborazione, trasferimento delle conoscenze, produttività agricola e resilienza climatica. Il Forum G7 per l'Africa organizzato a Siracusa rafforzò quella dimensione che la Presidenza italiana aveva collegato anche alla strategia del Piano Mattei.

«Un'Expo annuale potrebbe rendere permanente questo ruolo: non soltanto mercato delle produzioni, ma piattaforma mediterranea di relazioni economiche, ricerca, tecnologie agricole, sicurezza alimentare e cooperazione internazionale – continua Cappadona -. La stessa scelta di attribuire alla pesca una visibilità specifica appare particolarmente significativa. Nel documento finale di Siracusa pesca e acquacoltura hanno avuto una sezione autonoma. Il G7 ne riconosce il ruolo nella sicurezza alimentare, nell'economia delle comunità costiere e nella loro identità culturale, chiedendo contemporaneamente sostenibilità delle risorse, lotta alla pesca illegale e condizioni di concorrenza eque. Per la Sicilia significa riportare al centro dell'agenda economica marinerie, pesca artigianale, acquacoltura, trasformazione e commercializzazione del prodotto ittico, invece di considerarle una semplice appendice dell'agroalimentare».

C’è poi il grande tema della sovranità alimentare. Il concetto, sviluppato nel mondo a partire dagli anni Novanta e portato al World Food Summit del 1996 da Via Campesina, il più grande movimento internazionale che coordina organizzazioni di piccoli e medi produttori agricoli, lavoratori della terra, è approdato per iniziativa della Presidenza italiana anche al tavolo del G7. Il compromesso raggiunto a Siracusa è significativo: rafforzare la produzione interna e diversificare le catene di approvvigionamento senza rinunciare al commercio internazionale. Il documento finale afferma infatti sia la necessità di combinare produzione domestica e scambi internazionali, sia il sostegno a un sistema commerciale multilaterale libero, equo e trasparente.

«Sovranità e sicurezza alimentare reciproca delineano esattamente il terreno sul quale si gioca il futuro delle produzioni siciliane di qualità – spiega il presidente Cappadona -. Difendere la produzione nazionale non significa chiudere le frontiere. Significa impedire che la competizione si trasformi in una gara al ribasso. Grano duro, vino, ortofrutta e prodotti ittici devono confrontarsi con produzioni provenienti da mercati caratterizzati da costi, regole ambientali, condizioni del lavoro e sistemi produttivi differenti, con regole di sicurezza e standard diversi da quelli europei. Il principio dovrebbe essere quello di una competizione trasparente: controlli efficaci, origine chiaramente riconoscibile, tracciabilità, valorizzazione delle produzioni certificate e progressiva reciprocità degli standard. Lo stesso G7 ha chiesto una distribuzione più equa del valore lungo le filiere e il rispetto degli impegni sociali, ambientali e del lavoro».

Un'Expo permanente avrebbe quindi una funzione che va molto oltre la promozione commerciale. Potrebbe diventare ogni anno il luogo nel quale verificare lo stato di salute delle filiere, confrontare prezzi e costi di produzione, presentare innovazioni tecnologiche, sviluppare contratti di filiera, promuovere cooperative e consorzi, incontrare buyer internazionali e discutere di acqua, infrastrutture, logistica, cambiamento climatico e accesso ai mercati.

«AGCI conosce direttamente questa potenzialità – ricorda Cappadona -. Nel 2024 parteciparono all'Expo cooperative provenienti da numerose regioni italiane e, nel convegno organizzato dall'Associazione a Siracusa, furono affrontati insieme pesca sostenibile, filiere del grano e del vino, siccità, biodiversità, economia circolare, innovazione e tracciabilità. Fu proprio al termine di quell'esperienza che AGCI Sicilia annunciò l'intenzione di sostenere “in tutte le sedi istituzionali” l'organizzazione permanente di un'Expo annuale nell'Isola. La proposta mantiene intatta la sua forza: fare della Sicilia non la periferia nella quale occasionalmente arriva un grande evento, ma uno dei luoghi nei quali il sistema-Paese decide stabilmente di presentarsi al mondo. Dispiace constatare – continua Cappadona - che su questo come tanti altri temi strategici il governo regionale deluda le aspettative delle realtà produttive non tanto perché non accolga le proposte delle associazioni di categoria, ma neanche apra un tavolo per discuterne possibilità, prospettive e sostenibilità»

Un appuntamento internazionale ogni anno significherebbe tenere accesi i riflettori non solo sulle eccellenze dell'Isola, ma anche sui problemi che ne limitano lo sviluppo. E obbligherebbe Stato e Regione a misurarsi, anno dopo anno, con un'agenda concreta: acqua, porti, ferrovie, logistica, energia, ricerca, pesca, agricoltura e competitività.

«È proprio questo il punto della proposta AGCI Sicilia: l'Expo non come evento, ma come strumento permanente di politica economica – conclude Michele Cappadona -. La Sicilia ha già dimostrato di poterlo ospitare. Adesso occorre decidere se quella prova generale debba restare un'eccezione o diventare una strategia».