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La disciplina del procedimento di scioglimento e liquidazione delle società di capitali e delle società cooperative è quella prevista dagli articoli da 2485 a 2496, cod. civ.

 cooperative

Coloro che sono iscritti ad Albi o Ordini professionali possono esercitare la loro attività professionale anche in forma societaria (articolo 10 della legge 12 novembre 2011, n. 183, meglio nota come “legge di stabilità 2012”, modificato dall’articolo 9-bis del d.l. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito dalla legge 24 marzo 2012, n. 27).

È un'interessante possibilità per i giovani professionisti. Gli iscritti nei vari ordini possono costituire società semplici, società di persone (società in nome collettivo o società in accomandita semplice), società di capitali (società per azioni e a responsabilità limitata) e società cooperative, e svolgere attraverso tali forme societarie l’attività professionale.
 
Occorrono precise condizioni affinché una società possa qualificarsi come “società tra professionisti” ed inserire tale dizione nella denominazione sociale.

L’atto costitutivo deve contemplare:
a) l’esercizio in via esclusiva dell’attività professionale da parte dei soci;
b) l’ammissione in qualità di soci dei soli professionisti iscritti ad ordini, albi e collegi, anche in differenti sezioni, nonché dei cittadini degli Stati membri dell'Unione europea, purché in possesso del titolo di studio abilitante, ovvero soggetti non professionisti soltanto per prestazioni tecniche o per finalità di investimento (ma in ogni caso il numero dei soci professionisti deve essere tale da determinare la maggioranza di due terzi nelle deliberazioni o decisioni dei soci ed il venir meno di tale condizione costituisce causa di scioglimento della società, salvo che la società non abbia provveduto a ristabilire la prevalenza dei soci professionisti nel termine perentorio di sei mesi);
c) i criteri e le modalità affinché l’esecuzione dell'incarico professionale conferito alla società sia eseguito solo dai soci in possesso dei requisiti per l'esercizio della prestazione professionale richiesta;
d) la designazione del socio professionista sia compiuta dall'utente e, in mancanza di tale designazione, il nominativo debba essere previamente comunicato per iscritto all'utente;
e) l’esclusione dalla società del socio che sia stato cancellato dal rispettivo albo con provvedimento definitivo.

La centralità del socio professionista nello svolgimento dell’oggetto sociale è valorizzata dalla scelta del Legislatore di lasciare all’utente la designazione del socio professionista: solo in mancanza di tale designazione la cooperativa potrà scegliere il professionista cui affidare l’incarico e, in ogni caso, dovrà previamente comunicarne il nominativo al cliente, il quale - evidentemente - potrebbe anche non accettarlo ed imporre alla società la proposizione di un nuovo socio.

Il Regolamento (decreto 8 febbraio 2013, n. 34) stabilisce che già al momento del primo contatto con il cliente, la società professionale deve fornirgli, anche tramite il socio professionista, determinate informazioni:
• sul suo diritto di chiedere che l’esecuzione dell’incarico conferito alla società sia affidata ad uno o più professionisti da lui scelti (a tal fine, la società professionale deve consegnare al cliente l’elenco scritto dei singoli soci professionisti, con l’indicazione dei titoli o delle qualifiche professionali di ciascuno di essi, nonché l’elenco dei soci con finalità d’investimento);
• sulla possibilità che l’incarico professionale conferito alla società sia eseguito da ciascun socio in possesso dei requisiti per l’esercizio dell’attività professionale;
• sulla esistenza di situazioni di conflitto d’interesse tra cliente e società, che siano anche determinate dalla presenza di soci con finalità d’investimento.
La prova dell’adempimento dei suddetti obblighi di informazione ed il nominativo del professionista o dei professionisti eventualmente indicati dal cliente devono risultare da atto scritto.

Società multiprofessionali

Le società tra professionisti possono essere costituite anche per l'esercizio di più attività professionali: potranno quindi essere in grado di erogare servizi complessi, tali da richiedere l’apporto di più figure professionali. In tal caso, l’oggetto sociale dovrà contenere la definizione di attività multidisciplinari di natura intellettuale, organizzativa e logistica, in modo tale da offrire al cliente – con il reciproco apporto di attività di più professionisti con diversa abilitazione - un servizio complesso.

Silvana Lentini
Rag. Commercialista ODCEC CATANIA

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Spesso nelle Società cooperative si pone il dubbio se nella compagine sociale  possono farne parte anche i Dottori Commercialisti e se questi possono diventare anche membri del Consiglio di Amministrazione.

In aiuto a ciò interviene il Codice Civile, che con l’Art. 2382  prevede direttamente alcune cause di ineleggibilità, che non fanno riferimento all’iscrizione ad albi professionali.

Il legislatore lascia piena autonomia  e nello statuto da la possibilità di fissare requisiti ad hoc per gli amministratori.
Tali requisiti si ispirano all’esigenza di salvaguardarne l’onorabilità e l’indipendenza professionale.
Per le Società Cooperative il legislatore precisa che almeno la maggioranza assoluta dei consiglieri sia scelta tra i soci cooperatori.

Vi sono particolari ipotesi di incompatibilità previste dalla legislazione speciale che vietano di assumere la carica di amministratore a:
- gli impiegati dello Stato (art. 60 D.P.R. 3/1957), delle Province e dei Comuni, i segretari comunali e provinciali;
- i componenti del Consiglio Superiore della Magistratura eletti dal Parlamento (art. 33 legge 195/1958);
- i parlamentari (art. 3 legge 60/1956);
- gli agenti di cambio (art. 1 comma 2 R.D.L. 222/1925);
- il presidente e i membri della Consob (art. 1 comma 5 legge 216/1974).

Il D.Lgs. 28 giugno 2005 n. 139, (Costituzione dell'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili), all’articolo 4, stabilisce  delle cause di incompatibilità specifiche per gli iscritti al relativo albo.
E precisamente, la lett. c) del comma 1, stabilisce che:
non è compatibile con l’esercizio della professione di Dottore Commercialista ed esperto contabile lo svolgimento anche in forma non prevalente, né abituale dell'attività di impresa, in nome proprio o altrui.
Con riferimento alle Società Cooperative, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, ha chiarito  che l’incompatibilità si verifica quando il Commercialista eserciti un potere di controllo sulla società, ipotesi molto rara nelle Società Cooperative, e che lo stesso ricopra l’incarico di membro del Consiglio di Amministrazione.

Alla luce di quanto spiegato, se ricorrono i seguenti presupposti:
- l’assenza di controllo sulla società cooperativa,
- l’assenza di  ben definiti  e specifici limiti fissati dallo statuto   sociale,
l’iscritto all’albo è legittimato non solo a partecipare al Consiglio di Amministrazione, ma ad essere di fatto destinatario di poteri delegati anche molto ampi.

 

cooperative

La perdita della qualifica di cooperativa a mutualità prevalente è disciplinata e regolata dall’art. 2545-octies del Codice Civile. Tale circostanza si realizza quando, per due esercizi consecutivi, non siano rispettate Ie condizioni di cui all'art. 2513 del Codice Civile, ovvero quando siano modificate Ie previsioni statutarie di cui all 'art. 2514 del Codice Civile.

Oltre alla non indifferente riduzione delle agevolazioni fiscali, la perdita della mutualità prevalente determina l'obbligo di redigere un bilancio straordinario, al fine di determinare il valore effettivo dell'attivo patrimoniale da imputare alle riserve indivisibili.
L'adempimento deve per essere posto in essere nella sola ipotesi in cui la cooperativa modifichi Ie previsioni statutarie obbligatorie previste. Nei casi diversi da quelli considerati, in effetti, il patrimonio rimane indivisibile, essendo in ogni caso non consentita la sua distribuzione a favore dei soci. L’art. 10 della L. 99/2009, disciplina I' ipotesi di rientro da parte della cooperativa nella mutualità prevalente, condizione che pare si possa realizzare decorso un anno dalla riacquisizione dei parametri di prevalenza di cui all'art. 2513 del Codice Civile. La disposizione su indicata, introduce un nuovo sistema sanzionatorio in conseguenza dell'omessa o ritardata comunicazione della perdita della qualifica di cooperativa a mutualità prevalente, attraverso la previsione della sanzione amministrativa della sospensione semestrale di ogni attività dell'ente.

Perdita della mutualità prevalente

Come già detto, avviene quando per 2 esercizi consecutivi la cooperativa non rispetta la condizione di prevalenza del rapporto con i soci di cui all'art. 2513 C.C. Più specificatamente, iI mancato rispetto delle condizioni per un solo esercizio non deter-mina la perdita della mutualita prevalente. La condizione di mutualità prevalente viene meno a decorrere dal secondo esercizio, ovvero quando la cooperativa modifica Ie previ-sioni statutarie di non lucratività di cui all'art. 2514 C.C. In quest’ultimo caso, la perdita della mutualità prevalente ha effetto dall'inizio dell'esercizio in cui sono state effettuate Ie variazioni statutarie. Conseguenze: la riduzione sensibile delle agevolazioni fiscali previste per Ie cooperative a mutualità prevalente.

Adempimenti

1) Predisposizione di un bilancio ad hoc, da notificare al Ministero dello Svilppo Economi-co entro 60 gg. dall' approvazione.
2) Obbligo di segnalazione attraverso gli strumenti di comunicazione informatica.
3) Iscrizione nella sezione dell' Albo delle Cooperative dedicata alle cooperative "diverse" da quelle a mutualità prevalente.

Riacquisizione della prevalenza mutualistica

Quando Ie risultanze contabili relative al 1° anno successivo alIa perdita della prevalenza evidenziano il rientro nei parametri della mutualità prevalente, la cooperativa ha diritto a riacquisire la qualifica. Anche in questo caso vi è l’obbligo di segnalazione attraverso gli strumenti di comunicazione informatica.

 

 assessorato attivita produttive

La Regione Sicilia, nel quadro della sua ampissima autonomia legislativa e amministrativa, gode della medesima autonomia in materia di cooperative e di connessa vigilanza.

In ragione di ciò, la competenza in materia spetta nello specifico al Dipartimento regionale delle attività produttive, che per il tramite del servizio vigilanza e ispettivo, svolge tutte le funzioni collegate. Esamineremo di seguito lo sviluppo di tali funzioni e la storia dell’autonomia in materia. 

Cenni storici 

Per poter dare una corretta informazione sullo sviluppo del sistema, occorre iniziare con il prendere in considerazione la L.R. 114/1950, con la quale le Regioni a statuto speciale Valle d'Aosta, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sicilia recepirono, all’interno delle loro legislazioni regionali, la c.d Legge Basevi sulle cooperative (R.D. 1577/1947).  Sempre sulla base della legge di recepimento, venne prevista la competenza dei registri prefettizi per il godimento delle agevolazioni fiscali. È l’articolo 1, L.R. 114/1950, infatti, che prescrisse che l’iscrizione nel Registro prefettizio doveva avvenire entro 3 mesi dalla data di costituzione, al fine di poter usufruire delle agevolazioni fiscali. Successivamente, con propria L.R. 42/1956, la Regione Sicilia determinò l’istituzione della Commissione regionale per la cooperazione. In forza di tale legge (articolo 1) venne istituito presso l'assessorato regionale del Lavoro, della previdenza e assistenza sociale, la Commissione regionale per la cooperazione, che risultò composta dal direttore regionale dell'assessorato suddetto; dai funzionari preposti al coordinamento dei gruppi di lavoro "Vigilanza cooperative”, "Incentivi alla cooperazione" e "Cooperative edilizie", istituiti presso lo stesso assessorato; da un rappresentante dell'Amministrazione regionale del bilancio, affari economici; da un rappresentante di ciascuno degli assessorati regionali ai lavori pubblici, agricoltura e foreste, all'industria e commercio, e al servizio pesca e attività marinare; da 3 rappresentanti effettivi e 3 supplenti di ciascuna delle associazioni di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo, legalmente riconosciute, da esse designati; da 2 esperti in materia di cooperazione, per la cui scelta l'assessore al lavoro e alla previdenza e assistenza sociale potrà tenere conto, nei limiti di 1 unità, dell’eventuale esistenza, nella Regione, di associazioni di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo, che non posseggono i requisiti necessari per ottenere il riconoscimento e, infine, da un consigliere di ruolo della sezione consultiva del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana.
In caso di mancata designazione dei rappresentanti del movimento cooperativo da parte delle associazioni indicate nel presente articolo, nel termine congruo loro fissato, la rappresentanza delle associazioni stesse, fino alla designazione, si intende assunta dagli esperti scelti fuori dell'ambito delle associazioni del movimento cooperativo non riconosciuto.
La Commissione regionale per la cooperazione deve esprimere parere:  a) sulla costituzione, sul riconoscimento e sullo scioglimento dei consorzi di cooperative per pubblici appalti conferiti dall'assessorato regionale o eseguiti sotto la sorveglianza del medesimo; b) su tutte le questioni sulle quali il parere della Commissione sia prescritto da leggi e regolamenti o richiesto dall'assessore per il lavoro e la previdenza e assistenza sociale;  c) sulla devoluzione dei patrimoni degli enti cooperativistici iscritti nel Registro prefettizio e nello schedario generale, nell'ambito della Regione, nei casi in cui non risulti regolata dallo statuto dell'ente.  
Con l’entrata in vigore del D.Lgs. 220/2002, tale disposizione e le sue successive modificazioni sono state adottate in modo autonomo anche dalla Regione Sicilia. Più precisamente:
− nel 2003 viene emanata la circolare assessoriale di recepimento degli articoli 5, 6, 11, D.Lgs 220/2002;
− nel 2004 si ha il decreto attuativo 220/2002 Map, che con gli articoli 1-13 disciplina la revisione delle cooperative;
− nel 2006 si ha l’adozione dei modelli di revisione e recepimento del D.M. 6 dicembre 2004;  
− nel 2011 si ha il recepimento in toto del D.Lgs. 220/2002.
Esaminando il contemporaneo sviluppo delle cooperative in Sicilia, da fonti Istat, Mise e CCIAA si rileva che le cooperative hanno avuto il seguente incremento:  
− nel 1951 erano n. 343;  
− nel 2001 n. 5.086;  
− nel 2010 n. 10.346;  
− nel 2015 n. 11.884;  
− nel 2019 la Sicilia si afferma come la prima Regione in Italia per numero di cooperative attive.

Dopo il breve excursus storico di Leggi e D.L. che regolano le revisioni delle cooperative in Sicilia, si può passare a considerare gli strumenti per la vigilanza sugli enti cooperativi e come questi vengono utilizzati all’interno della Regione.

Le competenze del servizio vigilanza e del servizio ispettivo del Dipartimento Regionale delle Attività Produttive

Prima di entrare nello specifico della revisione svolta nella Regione Sicilia, è opportuno prendere conoscenza delle competenze del servizio vigilanza e del servizio ispettivo del Dipartimento regionale delle attività produttive, per ben comprendere il livello di autonomia con il quale si opera nella Regione.
Di seguito si riportano le competenze in materia di controllo degli enti sottoposti a vigilanza del dipartimento e, in particolare:  
• liquidazioni volontarie e coatte amministrative, gestioni commissariali e attività correlate previste dalla legislazione in materia;  
• elenco regionale dei commissari liquidatori e dei commissari straordinari e provvedimenti consequenziali;
• segreteria Commissione regionale cooperazione;
• L.R. 37/1994: assunzione delle garanzie rilasciate dai soci delle cooperative agricole, poste in liquidazione e/o fallimento;
• esercizio delle competenze amministrative non diversamente attribuite in materia ispettiva;
• scioglimenti semplici e rapporti e collegamenti con gli Albi nazionali delle cooperative e con gli organismi istituzionali a diverso titolo interessati in materia di attività di vigilanza nel settore della cooperazione; 
• tenuta elenchi revisori e società di revisione;
• attività residuale connessa ai contributi in favore di organismi di rappresentanza del movimento cooperativo;
• formazione per gli ispettori di cooperative in materie di competenza del servizio; • eventuali competenze non espresse rientranti nell'ambito della vigilanza;
• partecipazione a convegni, tavoli tematici e tecnici per le materie di competenza;
• vigilanza sul funzionamento delle cooperative e loro consorzi e conseguenti accertamenti tramite associazioni cooperative, uffici ed enti, Commissione regionale della cooperazione, Tribunali, Amministrazione e uffici;
• servizio ispettivo per le materie di competenza del dipartimento;
• ispezioni straordinarie alle cooperative:
• vigilanza e controllo su Crias, Ircac, enti fiera, CCIAA.

La revisione cooperativa

Per la Sicilia, le associazioni nazionali riconosciute, oltre a revisionare le cooperative loro aderenti, ricevono mandato di revisionare anche le cooperative non aderenti ad alcuna associazione.
Le associazioni nazionali riconosciute operanti in Sicilia sono:  
− Agci;  
− Confcooperative;  
− Legacoop;  
− Unci;  
− Unicoop;  
− Uecoop.

Essendo stato recepito il D.Lgs. 220/2002, le revisioni vengono effettuate una volta ogni 2 anni, ma possono anche essere annuali se ricorrono determinate caratteristiche previste dalla legge (Cooperative sociali sia di tipo A sia di tipo B, società cooperative edilizie di abitazione e dei loro consorzi).  
La revisione avviene tramite la redazione di un verbale, su modello approvato dal Mise, che ha lo scopo di verificare:  − la natura mutualistica della cooperativa (mutualità prevalente o non), al fine di beneficiare delle agevolazioni fiscali;
− il rispetto delle normative previste in tema di cooperazione;  
− la situazione patrimoniale;  
− il regolare funzionamento della vita sociale;  
− il raggiungimento dello scopo sociale;  
− la partecipazione dei soci allo svolgimento dell’attività;  
− la gestione amministrativa;  
− il livello di democrazia interna dell'ente cooperativo.
La revisione si conclude con il rilascio del certificato/attestazione di revisione. Durante la revisione è possibile che si riscontrino delle irregolarità nella gestione della cooperativa dovute al mancato rispetto delle norme previste dalla legge; nel caso di irregolarità sanabili il revisore dovrà diffidare la cooperativa alla loro eliminazione entro un determinato periodo stabilito dalla normativa e fissato dal revisore, che, trascorso il termine fissato, dovrà verificare, tramite un apposito accertamento, la loro risoluzione.  Nel caso in cui tali irregolarità non venissero sanate, o in presenza di irregolarità non sanabili, la revisione si concluderà con la proposta di un idoneo provvedimento sanzionatorio, che potrà andare dalla nomina di un commissario allo scioglimento della cooperativa.  
Il ruolo dell’ufficio revisioni in sede di vigilanza come già indicato, l’ufficio revisioni, all’interno del servizio di vigilanza, controlla tutte le procedure per il futuro rilascio dell’attestazione di revisione, che possono così essere riassunte:  
1. redazione per ciascuna associazione territoriale degli elenchi aggiornati delle cooperative soggette a vigilanza per il biennio di riferimento e dell’elenco dei revisori incaricati;  
2. autorizzazione dell’abbinamento revisore-cooperativa, dopo aver valutato le proposte ricevute dalle associazioni territoriali;
3. esame dei verbali di revisione ricevuti, sia in formato elettronico sia cartaceo, analizzando sia la correttezza delle procedure adottate sia il merito di quanto scritto;
4. nel caso di esito positivo, vi sarà il rilascio, a norma dell’articolo 5, D.Lgs. 220/2002, e dell’articolo 10, D.M. 6 dicembre 2004, così come modificato dai successivi D.M. 12 aprile 2007, D.M. 23 giugno 2010 e D.M. 23 febbraio 2015, di un’apposita “attestazione di revisione”, da inviare alla competente associazione territoriale per la relativa trasmissione al legale rappresentante dell’ente cooperativo revisionato. Nel caso di revisione conclusa con proposta di provvedimento, se ne ricorrono i presupposti, il verbale sarà trasmesso anche al competente Ministero.  

di Silvana Lentini - ragioniere commercialista 

Pubblicato sulla Rivista Euroconference "Cooperative e dintorni" n. 19/2019 del mese di Giugno 2019