La nuova legge finanziaria per l’anno 2018 introduce, all’art. 1 comma 936, alcune novità che interessano le società cooperative riguardo all’amministrazione dell’impresa, alla durata del mandato degli amministratori e alla vigilanza agli enti cooperativi. La posizione di AGCI Sicilia attraverso le parole del Presidente Michele Cappadona.

Michele CappadonaPresidente, qual è il punto di vista della Vostra Associazione sul comma 936?
Alcuni passaggi del comma, ad esempio la lettera b), riportano la cooperazione di indietro di 15 anni, a prima della riforma del diritto societario introdotta dal d.lgs n. 6/2003. Quel decreto introdusse un’importante conquista, anche e soprattutto per le società cooperative di piccole dimensioni e con un numero ristretto di soci, cioè quella di potersi dotare di un amministratore unico che, con mandato fiduciario, garantisse la rapidità delle procedure di gestione dell’impresa. Oggi si tenta di cancellare quella possibilità. Il divieto di nomina dell’amministratore unico e il conseguente obbligo di affidare l’amministrazione della società ad un organo formato da almeno tre soggetti pone, per altro, una questione morale non di poco conto. Se consideriamo infatti il caso di una Cooperativa composta da tre soci, si viene a creare una identità tra l’organo di amministrazione e l’assemblea dei soci. Non è un controsenso una circostanza in cui i controllori coincidono con i controllati? Ancora, l’adeguamento di tale disposizione, che ha effetto immediato, costringerà la stragrande maggioranza delle cooperative alla modifica dei rispettivi statuti, operazione che ha dei costi non indifferenti se rapportati al bilancio di una microimpresa.

Non tutte le disposizioni contenute nella nuova Finanziaria, dunque, vanno nella giusta direzione a Vostro avviso?
Di certo le agevolazioni fiscali per le assunzioni, che comunque non riguardano soltanto le cooperative, non possono che essere accolte con favore ed entusiasmo. Deve esserci, però, un disegno più grande che punta a distruggere le cooperative, specialmente quelle di piccole dimensioni. In tema di vigilanza, la modifica dell’art. 12 comma 5-bis del d.lgs n. 220/2002 prevede una sanzione pari a tre volte il contributo biennale alle cooperative che non riescano ad ottemperare nei termini ad una eventuale diffida da parte del revisore incaricato della vigilanza sull’ente. Questo non fa altro che aggravare la situazione di un’impresa che dimostra di essere in affanno. Perché sanzionare chi è già in difficoltà e non intervenire, invece, a monte del problema, semplificando le procedure per gli adempimenti? Non si può sempre scaricare sulle imprese l’eccesso di burocrazia che, lo abbiamo detto più volte, paralizza le imprese.

Il governo nazionale dovrebbe rivedere la Finanziaria in alcuni punti?
Non soltanto la Finanziaria. Le leggi varate negli ultimi anni, nonostante le premesse, non hanno agevolato le imprese in nessun modo. Altro che rilancio! Mentre si vessano le imprese con tasse, norme e controlli, il d.Lgs 192/2012, quello che recepiva la direttiva europea 2011/7/UE in materia di lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, non è mai stato applicato. E infatti si registrano ancora ritardi gravissimi nei pagamenti da parte delle P.A. Nessuno si indigna se la gran parte dei piccoli Comuni è in dissesto e non provvede ad onorare i propri debiti, condannando imprese e lavoratori a sostituirsi alle pubbliche amministrazione nell’erogazione di servizi, quali sono quelli socio-assistenziali, senza alcuna garanzia sul proprio futuro. Così l’impresa cooperativa, specialmente quella di piccole dimensioni, non potrà che scomparire, comportando una perdita di almeno duemila posti di lavoro nel settore dei servizi, almeno in Sicilia. Spero che nelle opportune sedi nazionali l’Associazione Generale delle Cooperative Italiane possa giocare un ruolo decisivo affinché il Governo si ravveda e prenda adeguate misure correttive riguardo alle criticità che abbiamo riscontrato.

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