Nuccia Albano, assessore alla Famiglia, Politiche sociali e Lavoro della Regione Siciliana 

La Pubblica Amministrazione continua paradossalmente a scaricare sugli enti del Terzo Settore, associazioni e cooperative, l’onere della mancata destinazione di risorse adeguate per il puntuale pagamento dei costi, accertati e stabiliti dalla Regione, per i servizi di assistenza sociale svolti dagli enti privati direttamente per i Comuni della Sicilia.

La soluzione per impedire il collasso totale del settore è provvedere ad aumentare il contributo regionale ai Comuni, ma gli appostamenti di bilancio continuano ad essere desolatamente carenti.
Al ritardo dei pagamenti agli enti del Terzo Settore per la generale condizione di illiquidità lamentata dai Comuni, si aggiunge l’arbitrio di alcuni dirigenti e funzionari locali, che da anni si rifiutano di applicare modelli di convenzione e modalità di erogazione degli importi dovuti espressamente disposti da norme della Regione, senza che venga intrapresa alcuna censura dagli organismi di vigilanza e controllo.

Michele Cappadona, presidente AGCI Sicilia «Nell’incontro avuto con l’assessore regionale alla Famiglia e Politiche Sociali Nuccia Albano lo scorso marzo in Via Trinacra - dice Michele Cappadona - ho avuto modo, in qualità di presidente dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia, di fare il punto sull’aggravarsi della già critica situazione lasciata irrisolta dal precedente Governo Musumeci.»

Il persistere della situazione rischia di annientare del tutto il sistema degli enti del “privato sociale”, cooperative e altri soggetti del Terzo Settore che garantiscono ai cittadini i necessari servizi di assistenza a livello territoriale in Sicilia.

I Comuni soffrono la generalizzata cronica condizione di dovere effettuare continui tagli nella spesa per insufficienza di fondi. Per garantire diritti incomprimibili come quelli che riguardano l’assistenza verso i cittadini più fragili, nel bilancio della Regione sono previste specifiche risorse. Ma sono insufficienti. La Regione non si fa carico dell’intero costo del fabbisogno da essa stessa determinato, i Comuni adottano un arbitraria discrezionalità ritardando, a volte per anni, il pagamento dei servizi di assistenza sociale, utilizzando invece le loro disponibilità di bilancio anche per spese correnti di natura non obbligatoria.

Tra le categorie fragili colpite da questa dinamica ricadono anziani inseriti in case di riposo, donne vittime di violenza con minori ospitati in case famiglia, minori in comunità alloggio per piccoli reati in alternativa al carcere minorile, varie tipologie di disabili e inabili.

Riferiamoci ad esempio ai disabili psichici per dare un’idea del profondo malessere del settore. L’assistenza di ciascuno dei cittadini disabili dei 2263 censiti in Sicilia ospitato presso le comunità alloggio, con il personale obbligatorio previsto dalla legge, ogni Comune ha un costo stabilito dalla Regione per il 2023 di 32.685 euro/anno, in relazione alla quale la stessa Regione a fronte di un fabbisogno accertato di oltre 74 milioni (7.339,81 euro/anno ad ogni disabile) contribuisce solo con il 22,46%.

Su questa che i numeri descrivono essere un’emergenza del settore, occorre innanzitutto un intervento immediato dell’Assessorato alla Famiglia di richiamo al rispetto delle norme, attraverso una Circolare con un’esplicita direttiva da inviare ai Comuni siciliani che imponga il rigoroso totale rispetto degli schemi delle convenzioni-tipo con gli enti del Terzo Settore stabiliti con Decreto Presidenziale 4 giugno 1996 (G.U.R.S. 10 agosto 1996, n. 40) e all’applicazione della retta mensile di 2723,75 euro/utente fissata dalla Regione Siciliana.

A fronte di ritardi nei pagamenti di imprese sociali che sfiorano i 24 mesi ribadiamo la richiesta di un intervento complessivo in due fasi, che comprenda l’erogazione di un’immediato intervento economico con carattere di emergenza, a cui segua una misura a breve per il saldo di ogni arretrato.

Più precisamente, chiediamo l’istituzione di un fondo straordinario a cui ogni Comune possa attingere per il pagamento immediato di almeno tre mesi di retta arretrata dovuta per ogni utente.

Contemporaneamente occorre anche un intervento normativo definitivo che risolva in tempi brevi la necessità di saldo di tutti gli arretrati, insieme ad una nuova regolamentazione che stabilisca automatismi secondo principi di silenzio assenso in caso di ritardo della pubblica amministrazione e che garantisca procedure certe d’ora in poi nel regime dei pagamenti dei servizi forniti entro il termine dei 30 giorni stabilito per legge.

Fuori da ogni retorica, ogni ulteriore ritardo uccide e fa scomparire nel nulla imprese sociali, posti di lavoro e il diritto all’assistenza verso i cittadini più deboli».