Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei ministri

"Discarico automatico" dei ruoli affidati ad AdER decorsi 5 anni dal loro affidamento. Discarico programmato del "magazzino" delle cartelle non riscosse dal 2000 al 2024. Estensione fino a 120 del numero massimo di rate mensili per la rateizzazione ordinaria dei debiti fiscali.

Michele Cappadona, vicepresidente nazionale vicario AGCI: «Il governo ha capito che la pace fiscale con imprese e cittadini può conseguirsi solo con rateizzazioni sostenibili. Ma occorre che le dilazioni siano concesse a tutti e subito».

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo che introduce disposizioni in materia di riordino del sistema nazionale della riscossione, nell’ambito della legge delega al Governo per la riforma fiscale, n. 111 del 9 agosto 2023.

Il testo del dlgs sulla riforma della riscossione all’art. 3 introduce, a decorrere dal 2025, l’istituto del “discarico automatico” dei ruoli affidati ad AdER decorsi 5 anni dal loro affidamento, ad eccezione di quelli i cui crediti sono oggetto di procedure esecutive, concorsuali o di accordi di ristrutturazione del debito ai sensi del codice della crisi d’impresa. Il discarico non comporta automaticamente l’estinzione del debito, pertanto l’Ente creditore può provvedere autonomamente alla riscossione del credito non prescritto o, in presenza di “nuovi e significativi elementi reddituali o patrimoniali del debitore”, riaffidarlo ad AdER.

Istituita dal dlgs una commissione nominata con decreto del Mef che procede all’analisi del magazzino in carico all’Agenzia delle entrate-riscossione e propone al Ministro dell’economia e delle finanze le possibili soluzioni, da attuare con successivi provvedimenti legislativi, per conseguire il discarico di tutto o parte del magazzino entro: il 31 dicembre 2025, per i carichi affidati dal 2000 al 2010; il 31 dicembre 2027, per i carichi affidati dal 2011 al 2017; il 31 dicembre 2031, per i carichi affidati dal 2018 al 2024.

La riforma della riscossione prevede per la rateizzazione ordinaria dei debiti fiscali la progressiva estensione del numero massimo di rate dalle attuali 72 a 120. In caso di comprovato peggioramento della situazione economica del debitore, il periodo può essere prorogato di una sola volta, per un periodo di pari durata. La durata della rateizzazione cambia se lo stato di difficoltà del richiedente viene solo dichiarato oppure effettivamente dimostrato.
La dilazione del pagamento delle somme iscritte a ruolo di importo inferiore o pari a 120.000 euro, comprese in ciascuna istanza, viene concessa su semplice richiesta del contribuente che dichiara di versare in temporanea situazione di obiettiva difficoltà, in rate mensili fino ad un massimo di: 84, per le richieste presentate negli anni 2025 e 2026; 96, per le richieste presentate negli anni 2027 e 2028; 108 rate mensili, per le richieste presentate a decorrere dal 1° gennaio 2029.
Nel caso invece di situazioni di documentata difficoltà, per le somme di importo superiore a 120.000 euro, la dilazione delle somme comprese in ciascuna istanza viene concessa fino ad un massimo di centoventi rate mensili, indipendentemente dalla data di presentazione della richiesta.
Per le somme di importo fino a 120.000 euro la dilazione sarà concessa, a seconda della data di presentazione: da un minimo di 85 ad un massimo 120 rate mensili negli anni 2025 e 2026; da 97 a 120 negli anni 2027 e 2028; da 109 a 120 dal 1° gennaio 2029. I “parametri di difficoltà” sono stabiliti con decreto MEF.

Michele Cappadona, vicepresidente nazionale vicario AGCI - Associazione Generale delle Cooperative Italiane

«Il governo ha capito che la pace fiscale con imprese e cittadini può conseguirsi solo con rateizzazioni realisticamente sostenibili. Non è mai troppo tardi», commenta Michele Cappadona, presidente dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane-AGCI Sicilia. «Ma non basta: la pesantissima generale situazione di difficoltà dei contribuenti, cittadini e imprese, impone ormai che le dilazioni vadano applicate "a tutti e subito". Le imprese non sono in grado di aspettare fino al prossimo gennaio per iniziare ad avere, con progressione biennale, condizioni di pagamento e dilazioni sostenibili. Le aziende, le cooperative, le imprese sociali, cronicamente in Sicilia pagate male e in ritardo da Comuni ed enti locali, non riescono più a sopravvivere e subiscono come una beffa un decreto “elettorale” annunciato oggi però con effetti progressivi solo a partire dal 2025. AGCI Sicilia ha contestato fermamente le modalità della Rottamazione Quater e la necessità di tornare alle rateizzazioni con respiro decennale. Va ricordato che la rateazione fino a 120 mesi non è affatto una novità, è già prevista dal vigente art. 19, DPR 602/1973 (comma 1-quinques); che il debitore può chiedere che il piano di rateazione preveda, in luogo di rate costanti, rate variabili di importo crescente per ciascun anno (comma 1-ter); che il beneficio della rateazione decade in caso di pagamento di otto rate anche non consecutive (comma 3).
Basta aggiungere a tali norme già vigenti che la rateizzazione sia a 10 anni senza interessi. Leggere di un magazzino di carichi affidati all’esattoria e non riscossi per 1206 miliardi di euro, di cui si stima solo 60 siano realmente esigibili, è surreale. Occorre liberare i contribuenti sani, i cittadini onesti, le imprese produttive da oneri insostenibili e perseguire con decisione gli evasori.
Concludo con una proposta di natura fiscale collegata al rilancio economico - dice Michele Cappadona - collegandomi a situazioni come gli extraprofitti  delle banche (determinati dall’incremento dei tassi d’interesse disposto dalla BCE) che ha tentato di tassare al 40% con il decreto Omnibus del 10 agosto scorso. Ricavi anomali come questi con una norma potrebbero essere destinati a misure di sostegno reale, dal microcredito all’abbattimento dei tassi d’interesse, al potenziamento dei consorzi fidi, a misure speciali di intervento per le imprese incorse in problemi che ne pregiudicano il merito creditizio. Su questa tipologia di profitti derivanti dalla crisi, lo Stato dovrebbe intervenire e garantirne il reimpiego applicando il più grande tra i valori sociali: la solidarietà».