Dalle smart e green city agli orti urbani, dai giardini verticali alla floricoltura, il futuro è verde. Agrinsieme ne ha parlato in una tavola rotonda “ad hoc” a Expo.

expo mascotteIl futuro ha un solo colore: verde. Di questo sono convinte le organizzazioni che fanno parte del coordinamento Agrinsieme (Cia, Confragricoltura, Copagri e Alleanza delle cooperative agroalimentari) che da Expo lanciano una sfida “green” a tutto il pianeta. Costruire modelli di sviluppo ecocompatibili vuol dire progettare le città, gli spazi urbani, ma anche gli stili di vita come natura comanda. Ciò significa migliorare gli standard di vita degli abitanti, ma anche produrre nuovo valore economico sia come sviluppo sia come risparmio in termini di salute e di prevenzione dei disastri ambientali. Tutto questo genera un sapere ed un agire interdisciplinare che produce una somma di valori aggiunti. Su questi temi si sono misurati nel corso di un convegno organizzato oggi a Padiglione Italia presso l’Area Lounge del Mipaf esperti e ricercatori impegnati a interpretare “Tutte le sfumature del verde” attraverso la bellezza, la salute, l’ambiente, lo sviluppo economico: non caso, prima dell’inizio dei lavori, è stato anche presentato il docufilm che porta significativamente il titolo “Il verde per nutrire il pianeta”.
 
Moderati da Emanuela Rosaclot, direttrice di Gardenia e Bell’Italia, sono intervenuti il professor Francesco Ferrini, dell’Università di Firenze a cui è affidata la relazione generale e poi, a seconda dei diversi ambiti di attività, Anna Letizia Monti, Presidente AIAPP (Associazione italiana architettura del paesaggio); Meri Scaringi, Rappresentante ISDE (Associazione medici per l’Ambiente) che ha affrontato il rapporto tra verde e salute; Gian Michele Cirulli, Responsabile gestione aree verdi del Comune di Torino che si è occupato del rapporto tra urbanistica e verde, Anna Zottola, direttrice della scuola di Minoprio che ha dibattuto sul tema dell’educazione al verde e all’ambiente. Le conclusioni dei lavori sono state affidate a Dino Scanavino, coordinatore di Agrinsieme e presidente di Cia, il quale da tempo ha posto la questione della multifunzionalità agricola e del rapporto città/ruralità.
 
“Credo -ha detto Scanavino- che il porre il problema del verde sia la piattaforma programmatica più adatta per dare valore all’agricoltura multifunzionale e a quell’indispensabile rapporto che deve esistere tra innovazione e sapere agricolo, tra tecnologia e ricerca e rispetto dell’ambiente. E’ giunto il tempo di porre al centro del dibattito una profonda revisione dei modelli di sviluppo partendo proprio dagli spazi urbani che devono tornare a dialogare con la ruralità. Vi è in questo settore, che per definizione è interdisciplinare, la possibilità di creare molto valore aggiunto e al tempo stesso di rigenerare molti valori a cominciare dalla qualità della vita attraverso la qualità dell’ambiente, che è largamente dettata dall’incremento della biodiversità anche in ambito urbano”.
 
A questo mirava appunto il convegno organizzato da Agrinsieme. Lo ha sottolineato Francesco Ferrini nella sua relazione: “Per correggere il danno ecologico causato dalla odierna città ‘grigia’, dobbiamo prima cambiare le nostre percezioni. È impossibile uscire dalla crisi ecologica urbana con lo stesso tipo di pensiero che l’ha creata. Dobbiamo imparare a pensare ‘ecologicamente’ e imparare a integrare nuovi, e talvolta apparentemente paradossali, modi di pensare e di percepire. Dobbiamo pensare e progettare le città come dei sistemi viventi che consumano, si trasformano e rilasciano materiali ed energia; si sviluppano e si adattano; interagiscono con gli esseri viventi e con altri ecosistemi. Esse devono quindi essere gestite e protette come qualsiasi altro ecosistema. Attraverso il ripensamento della progettazione urbana, architettura e pianificazione dei trasporti, possiamo trasformare le nostre città e i paesaggi urbani in ‘ecosistemi urbani’, in prima linea nella mitigazione dei cambiamenti climatici e nell’adattamento agli stessi. Si creano così -ha proseguito Ferrini- anche nuove opportunità di lavoro, potenziando il mercato per le nuove tecnologie e l’architettura del paesaggio: una città è, quindi, un ecosistema umano in un paesaggio”. In questo riprogettare, anzi meglio ripensare lo spazio urbano si creano nuove opportunità di sviluppo per le aziende del florovivaismo, ma non solo. Questo sviluppo green coinvolge infatti dalla biodelizia agli orti urbani, dai giardini verticali, alle fitoterapie, dall’arredo urbano inteso come spazio di fruizione verde, alla mobilità sostenibile, fino alle energie rinnovabili. Peraltro lo sviluppo urbano green sta già generando nel mondo molti esempi di economia virtuosa.
 
Si tratta di case history che sono state illustrate nel convegno, come ad esempio a Stoccolma dove gli spazi verdi (visitati dal 90% degli abitanti almeno una volta all’anno) diventano ricreativi, rigenerativi e culturali, come a New York dove la High Line, costata  152 milioni di dollari,  ha generato -parole del sindaco Blooomberg- 12 mila posti di lavoro e 2 miliardi di dollari di sviluppo privato, diventando il terzo sito più visitato della Grande Mela, come la Rhur dove il progetto di recupero del parco minerario produce un afflusso di visitatori pari a quello di Pompei. Le implicazioni di pensare le città in verde sono tantissime e impattano sulla salute (qualità dell’aria, impatto psicologico, incentivo all’esercizio fisico) sulla tenuta ambientale (meno rischi da piogge torrenziali e cambiamenti climatici) sul risparmio energetico e sull’incremento dei valori immobiliari. In più progetti come “One Milion Trees” di New York determinano un forte sviluppo del settore vivaistico-ornamentale e di tutte le imprese coinvolte nella installazione e manutenzione di aree verdi, nonché la creazione di posti di lavoro legati alla loro pianificazione e progettazione.
 
Nel corso del dibattito non solo è stato dunque evidenziato il ruolo strategico del verde e degli alberi nelle città del futuro ma anche il ruolo centrale che dovranno avere le pubbliche amministrazioni, quale anello di congiunzione tra i cittadini-utenti di questi spazi e gli operatori professionali competenti. Il progetto degli spazi aperti è elemento prioritario e imprescindibile per la valorizzazione del nostro Paese, in grado di incentivare e sviluppare tutte le eccellenze che fanno dell'Italia la nazione che tutti vogliono visitare. I dati sono incoraggianti in questo senso, sia per quanto riguarda l'attenzione che le Istituzioni ora riservano al paesaggio, sia per la maggiore consapevolezza che l'opinione pubblica ha dell'importanza della corretta pianificazione degli spazi aperti, come elemento che qualifica e valorizza i luoghi. Come è stato sottolineato nella tavola rotonda, le connessioni tra salute e ambiente sono evidenti così come rilevanti sono anche le connessioni tra il ruolo della vegetazione e i cambiamenti climatici che rappresentano per il futuro una delle più grandi minacce per la salvaguardia dell’ambiente e dell’uomo. Ma se vogliamo ripensare i nostri luoghi di vita bisogna fare di molto più: occorre investire innanzitutto sul capitale umano mediante l’implementazione di un sistema nazionale più organico di sviluppo culturale e formativo attraverso la conoscenza del valore del paesaggio sotto i molteplici aspetti lo compongono (ecologico, geologico, agronomico, storico, artistico salutistico, agroalimentare, economico e sociale).

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