Gaetano Armao Michele Cappadona 

L'art. 76 del "Decreto Sostegni-bis” (DL n. 73/2021) ha previsto che a partire dal 1° ottobre 2021 l’esercizio delle funzioni di riscossione nel territorio della Regione Siciliana è affidato all’Agenzia delle Entrate ed è svolto da “Agenzia delle entrate-Riscossione” (AdER).

Secondo quanto viene garantito dal nuovo Agente di riscossione, per i contribuenti con carichi iscritti a ruolo negli ambiti provinciali della regione Sicilia è possibile, direttamente  dal proprio pc, tablet e smartphone, consultare il portale dell'Ente per richiedere informazioni, assistenza e  utilizzare i servizi on-line.
“Il trasferimento delle competenze esattoriali nella nostra regione da quel ‘carrozzone’ che era diventato Riscossione Sicilia S.p.A a Agenzia Entrate-Riscossione è stato salutato positivamente e con sentimento unanime da cittadini e imprese”, commenta Michele Cappadona, presidente dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane, AGCI Sicilia. “L’aspettativa era quella di poter finalmente fruire dello stesso livello efficiente di servizi, in particolare quelli telematici, che l’Agenzia delle Entrate gestisce per i contribuenti nel resto dell’Italia. A un mese e mezzo dal subentro del nuovo gestore, avvenuto il 1 ottobre 2021, emergono però alcune gravi criticità. Per responsabilità dovuta alla cattiva gestione, apprendiamo che i servizi via sistema informatico su internet già attivi per tutti gli italiani non saranno disponibili, se non prima di un anno, per i siciliani, i quali per ottenere una rateizzazione inviata tramite PEC devono aspettare più dei canonici 30 giorni previsti per legge per ottenere una risposta. Ma i problemi sono  molto più gravi  - spiega Cappadona -. In Sicilia, i pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione avvengono con ritardo di anni, una piaga endemica causata dalla nostra cattiva burocrazia. Per corrispondere quanto dovuto alle imprese fornitrici di beni e servizi, infatti, tutti gli enti locali (Comuni, ex-Province, Asp, etc.) devono prima fare un’interrogazione formale in esattoria per appurare lo status di regolarità contributiva dei soggetti creditori di somme.  La presentazione all'agente di riscossione di una istanza in proroga di rateizzazione, a fronte di quella precedentemente in corso e non rispettata e che oggi solitamente viene richiesta a causa delle difficoltà riconducibili a questi due ultimi anni di pandemia Covid, comporta l’automatica revoca della rateizzazione originaria. Peccato, però, che per ottenere il piano di ammortamento della nuova rateizzazione trascorrano dai 40 ai 45 giorni, con la conseguenza che l’impresa si trova in una specie di limbo, debitrice degli importi integrali e in attesa dell’esito della nuova richiesta di rateizzazione.

La situazione diventa inestricabile - afferma il presidente AGCI Sicilia - quando l’impresa per ottenere la liquidità necessaria a far fronte a stipendi, contributi e altri costi incomprimibili, tenta di cedere ad un istituto bancario il credito verso l’Ente pubblico. La banca chiede il consenso dell’Amministrazione alla cessione del credito, a sua volta l’Ente pubblico interroga l’Agente di riscossione e, se il fornitore ha cartelle non rateizzate, la cessione del credito viene rifiutata. Infine la ciliegina sulla torta: quando il fornitore rateizza il suo debito con l’esattoria, quest’ultima non provvede immediatamente ad avvertire l’ente che aveva fatto l’interrogazione (e che, avendone già fatto una, non la può reiterare), ma trascorrono anche mesi e quindi è sempre l’impresa che continua a subire i ritardi di questa incredibile catena di disservizi.
Partendo dal presupposto che la revoca della rateizzazione originaria dovrebbe seguire l’approvazione del nuovo piano di rateizzazione in proroga, ed avvenire solo all’approvazione di quest’ultima e non contestualmente alla presentazione della nuova istanza - prosegue Cappadona - l’Agenzia delle entrate-Riscossione ha l’obbligo di comunicare tempestivamente, sia all’Impresa che all’Ente pubblico richiedente la verifica sull’Impresa, dell’avvenuta regolarizzazione, impedendo così il blocco dell'iter a danno dell’impresa. Perché, ci chiediamo, questo non avviene? 
Come AGCI Sicilia - continua il presidente - abbiamo già scritto, rappresentando le difficoltà che vivono le imprese, al vicepresidente e assessore all’Economia della Regione Siciliana, Gaetano Armao, al direttore dell'Agenzia delle Entrate e presidente dell'Agenzia delle entrate-Riscossione, Ernesto Maria Ruffini, e alla direttrice regionale dell’Agenzia delle Entrate, Margherita Maria Calabrò. 
La situazione è di estrema criticità per l’economia siciliana e va affrontata immediatamente.
Chiediamo che il vicepresidente Armao intervenga presso l’Agenzia delle Entrate-Riscossione per chiedere la costituzione di una task-force che estenda alla Sicilia lo stesso standard di servizi garantiti ai contribuenti del resto d’Italia. Allo stesso tempo chiediamo che il governo regionale renda una buona volta impossibile proseguire nel regime di cronico illegittimo ritardo con cui si scaricano sulle imprese le inefficienze della burocrazia, mentre restano del tutto beffardamente disattese le norme sulla semplificazione sancite perfino da una recente legge regionale.
 Occorre invece attuare subito misure di salvaguardia e sostegno nei confronti delle imprese danneggiate dalla cattiva gestione amministrativa e stabilire sanzioni certe e severe per chi nei pubblici uffici sia causa di ritardo nell’espletare i procedimenti oltre i 30 giorni fissati dalla legge. È indispensabile - conclude Cappadona - pretendere l’obbligo dell’assunzione di responsabilità nel portare a compimento gli atti d’ufficio, dove oggi per chi non ottempera ai propri doveri la sola certezza è l’impunità."

 

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